Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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LA RICOMPOSIZIONE DELL'ALTARE

DI DONATELLO

STENDIAMOCI. Bisognerebbe dire: la ricomposizione o, me-
glio, la riunione delle opere di statuaria, le quali figura-
vano già nell'altare di Donatello.

Pretendere di rifar l'altare nelle sue forme architetto-
niche sarebbe una goffa vanità di artista presuntuoso.
Manca persino il più logoro frammento di modanatura o
di ornato; manca persino il più sdrucito documento gra-
fico. Non un dipinto murale, una tavola, una tela; non un
marmo scolpito, un bronzo, una pietra; non uno sgorbio
tracciato sopra la pergamena od uno schizzaccio in carta
che ricordi l'altare. Quanto ai documenti contemporanei
scritti, sempre insufficienti, quando son soli, ai bisogni del-
l'architetto, riescono nel caso nostro notevoli e curiosi per
lo storico e per il critico; ma per chi tenga il compasso
e la matita in mano non servono davvero, come vedremo,
a nessun costrutto. Non importa. Fatto sta che una trentina di opere, fra statue e bassori-
lievi, molte maravigliose, tutte importanti, molte compiute proprio da Donatello, tutte imma-
ginate e dirette da lui per l'aitar maggiore della basilica padovana, stettero insieme dal 1450
al 1579; e, sebbene sparse qua e là nella chiesa e collocate barbaramente, tutte (salvo forse
due o forse quattro di pietra tenera) furono conservate, sicché il tornarle a mettere in com-
pagnia, secondo le ragioni storiche, artistiche e prospettiche, è certamente una bella impresa.

Eugenio Muntz nel suo Donatello affermava che codeste opere dovevano formare l'en-
semble le plus considérable, a coup sur, que le XVe siècle alt procinti. Il signor Bode nel
suo Donatello a Padova mette le sculture di cui parliamo fra le più belle del Rinascimento
italiano; e, conservatore quale egli è del Regio Museo di Berlino, si compiace che quel-
l'Amministrazione abbia fatto cavare da esse, per vantaggio degli studiosi, le forme in gesso,
tanto più, soggiunge, che gli originali, dispersi nella chiesa e deplorabilmente collocati, non
si possono ammirare sul luogo. Hugo von Tschudi nello studio su Donatello e la crìtica
moderna nota con rincrescimento come della ricca composizione e del grandioso effetto del-
Valtare non sia più possibile oggi formarsi un'idea. E le citazioni potrebbero continuare
un pezzo, essendo pochi gli scrittori che trattino sul serio di Donatello senza deplorare la
distruzione del vecchio altare e la disgregazione delle sue parti statuarie, principiata nel 1579,
compiuta nel 1651. Ed è quindi strano che nessun architetto abbia tentato, per quanto sap-
piamo, di riunire nuovamente, almeno sulla carta, in un corpo unico, le membra sparse;
e che sieno rimasti senza pratico risultato gli sdegni e i voti del migliore storico della basi-

Archivio storico dell'Arte, Sirie 2*, Anno I, fase. III. 1
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