Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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CAMILLO LO ITO

lica del Santo, il dotto e buon padre Gonzati, al quale il caldo amore per la sua chiesa
faceva esclamare, parlando di Donatello: « Se un momento potesse alzare la testa dal sepolcro,
imprecherebbe, io credo, nonché alla sfrenatezza del delirante Seicento, alla colpevole inerzia
dei tempi che il susseguirono, non corsi ancora all'emenda del vecchio peccato. E sarebbe
impresa, osiamo pur dirlo, degna di piena lode, il rabbellire un'altra volta l'ara massima
del nostro tempio con sì ricco tesoro di bronzi ».

I.

I bronzi allogati a Donatello dai massari dell'Arca sono precisamente ventinove.

M.° Donato da Fiorenza intalyatore— de' avere per sete (sette) figure de brondo (bronzo)
per soa fatura e zetadura (fusione) zoè una madona Santa Maria e S. Prosdozimo, S. Lu-
duvigo, S. Franzescho, S. Daniele, S. Antonio, S.a Jnstina, le qual figure serano poste al
altaro grande de la gexia (chiesa).... ducati 300 d'oro. Ma già prima, il 23 giugno del 1446,
avevano concluso mercato con Donatello de le IJII0 instorie de S. Antonio, le quali in altro
luogo son dette le quatro instorie de miracoli de la pala del altaro grande; e ancora prima,
il 27 aprile, era stato concluxo mercìià per i simboli degli Evangelisti, i quali è 1111° e
per gli Angioletti, i quali è dixe, ma nel 1449, allogata al maestro la fusione di altri due,
diventarono dodici.

Dianzi non si sapeva che i documenti dicessero nulla della Pietà, quella con la mezza
figura di Cristo e i due Angioletti piangenti, quella in cui ognuno riconosce l'animo e la
mano del maestro; ma ora il professore Gloria ha trovato, rileggendo i Quaderni dell'Arca,
come il dì 23 giugno del 1449 si pagassero a Donatello 50 lire del melalo per la pietà
e 113 per aver butà e adornà la pietà.1

Non si legge all'incontro nei Quaderni nessun accenno al secondo Ecce Homo, tanto
diverso dalla predetta Pietà, il quale, pure presentando nel Cristo intiero seduto e negli
Angioletti piccoli tutti vestiti alcuni caratteri dell'arte padovana del Quattrocento, non è
probabilmente uscito dalla bottega di Donatello; e non di meno, uniformandosi esattamente
all'altezza dei grandi bassorilievi, e collegandosi alle linee architettoniche e prospettiche di
essi, mostra che fu modellato e fuso proprio per l'altare, ove serviva, girando su cerniere,
a chiudere il ciborio: nò c'è ragione per cui non debba tornare al suo posto.

Non fu ordinato invece per l'altare nuovo il Crocifisso, nel quale il Bode loda la sapienza
anatomica e scorge l'idea della morte espressa con un vigore ed una maestria senza pari.
Donatello già vi lavorava nel gennaio del 1444, appena giunto a Padova, appena avuta
l'allogazione della statua equestre del Gattamelata, due anni prima che a Francesco da Jer-
gola cadesse in mente la generosa idea, da cui germinò la grand'opera, di donare, cioè,
all'Arca 1500 lire perchè venissero spese in fabrica et constructione pale ad altare magnimi
ecclesie Sancii Antonii; ma solo nel giugno del 1449 lo scultore riceveva 89 lire per resto
del crocefisso. Del Crocifìsso torneremo a parlare.

Nè le brevi e affrettate indicazioni degli antichi Quaderni membranacei dell'Arca atte-
stano espressamente che il vasto bassorilievo della Deposizione facesse parte dell'aitar mag-
giore. Non offrono altro che queste poche parole, lette recentemente: per V priede grande
(cinque pietre grandi) lavorade a figure cimi sepulcro del nostro Signore ed altri lavori in
più luoghi, in pili logi per la fabricha, lire 500 a Donato. Ed il bassorilievo, che il Gon-
zati dice di creta colorito a bronzo, ed il marchese Pietro Selvatico nella sua Guida di Pa-
dova dice, con tanti altri, di terra cotta, è all'incontro di pietra tenera di Nanto; ma al

1 Donatello fiorentino e le sue opere mirabili nel
tempio di Sant'Antonio in Padova. Documenti raccolti
da A. Gloria per la occasione del settimo centenario

dalla nascita di Sant'Antonio. —
Antoniana, 1895.

Padova, tipografia
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