Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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140 CAMILLO BOITO

segue e dei compagni loro. Doveva venire Donato de'Bardi a mettere nell'architettura e
nella scultura derivate dal Medio Evo il bel garbo del Rinascimento.

In conclusione, tornando all'altare, i bronzi fatti certamente per esso e certamente allo-
gati a Donatello sono, come s'è visto, ventotto; uno poi fu fatto per l'altare, l'Ecce Homo
del Ciborio, ma non nella bottega di Donatello; uno fu fatto da Donatello, il Crocifisso,
ma non per l'altare nuovo. Ai bronzi va aggiunta la grande e terribile Deposizione di pietra.
Dunque le opere da rimettere in degna mostra sono quelle indicate nel seguente specchietto :



Numero

Altezza

Larghezza

A.

Statue

7

da 1.47 a 1.64



B.

Crocifisso

1

1.80



C.

Bassorilievi dei Miracoli

4

0.57

1.23

1).

Ecce Homo nel Ciborio

1

0.57

0.54

E.

Pietà

1

0.58

0.56

F.

Angioletti

12

0.58

0.21

G.

Simboli degli Evangelisti ....

4

0.59

0.59

H.

Deposizione in pietra di Nanto . .

1

1.39

1.88


Totale delle opere .

. 31



II.

Per chi una volta ha messo piede nella basilica riesce inutile rammentare ove i pre-
detti bronzi fossero cacciati, innanzi che si levassero dai disgraziati loro luoghi per metterli
in una stanza della Presidenza dell'Arca ad aspettare che sia ad essi apprestato il conve-
nevole posto nell'aitar maggiore rifatto; ma non è forse vano un qualche ricordo del quando
e del come l'altare di Donato venisse distrutto e le sue scultore fossero sparpagliate qua e là.

Il dì 24 luglio 1576 i presidenti dell'Arca, riuniti in consiglio ed invasi dal nuovo spi-
rito farraginoso dell'arte, credettero di provvedere così alla bellezza come al decoro del
tempio, decretando che all'altare, vecchio di poco più d'un secolo, ne venisse sostituito un
altro maestoso ed eccelso.

Donatello soccombeva in faccia a Gerolamo Campagna ed a Cesare Franco, i quali, da
gente cauta, vollero assicurarsi con un contratto, ove ogni cosa fosse registrata per filo e
per segno, mettendo innanzi alla lunga scrittura questa prudente considerazione: «Molte
volte le parole sono portate dal vento, e nasce difficoltà sopra d'esse d'averle ditte o a un
modo od a l'altro ». Ma se l'altare si voleva rinnovare con maggior pompa, non si volevano,
grazie a Dio, disperdere le opere dello scultore fiorentino; sicché fu stabilito che quasi tutte
venissero incastonate nella nuove mole: nei piedistalli delle colonne i quattro Miracoli,
negli intercolonnii gli Evangelisti, nell'attico i Puttini, la Pietà, VEcce Homo, poi cinque
statue, compresa quella della Madonna, più eminente delle altre. « E di più nel primo pie-
destale di sotto, ci obbligamo (scrivono il Campagna ed il Franco) incassarvi quel Cristo
di pietra di Nanto, quale hora si trova dietro l'aitar grande, et ci obbligamo restaurarlo,
et netarlo, et fargli una ramata sopra per conservarlo ».

Questo rispetto per i bronzi di Donatello, questa minuta cura per una delle sculture
in pietra più vigorose e singolari del maestro, fanno un poco perdonare ai due artisti ed
agli amministratori dell'Arca la barbara distruzione della parte architettonica dell1 altare.
L'altare nuovo con il suo immane tabernacolo del Sacramento, per eseguire il quale il Cam-
pagna ed il Franco dichiaravano di aver dovuto caricarsi di debiti e di sentirsi mangiati
da li interessi, fu finito in tre anni, nel 1582; ma durò al suo posto assai meno di quanto
fosse durato l'altare di Donatello, poiché nel 1651 il detto tabernacolo venne tolto via per
collocarlo entro al nicchione appositamente costrutto nella cappella dei Gattamelata, la quale
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