Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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148 CAMILLO BOITO

Anonimo Morelliano, sebbene il libro sia stato pubblicato col titolo: Notizia d'opere di
disegno nella prima metà del secolo XVI esistenti in Padova, Cremona, Milano, Pavia, Ber-
gamo, Crema e Venezia, scritta da un anonimo di quel tempo.

Ecco dunque come l'Anonimo principia le note del suo taccuino : Nella chiesa del Santo
sopra l'aitar maggiore le quattro figure de bronzo tutte tonde attorno la nostra Donna,
e la nostra Donna, e sotto le ditte -figure nello scabello le due istoriette davanti e le due
da dietro pur de bronzo de bassorilievo; e li quattro Evangelisti nelli contorni, due da-
vanti e dui da driedo, de bronzo e de basso rilevo, ma mezze figure; e da dietro l'aitar
sotto il scabello il Cristo morto con le altre figure a circo, e le due figure da man destra,
con le altre due da man sinistra, pur de basso rilevo, ma de marmo, furono de mano de
Donatello.

Lasciamo stare queste ultime due figure da man destra con le altre due da man sini-
stra, delle quali forse tocca fuggevolmente un'unica nota, citata indietro, dei Quaderni del-
l'Arca all'anno 1449, ma delle quali nessun cronista o scrittore dice nulla, e che ad ogni
modo non esistono più. Fermiamoci piuttosto ai bassorilievi dei Miracoli, dall'Anonimo chia-
mati istoriette, forse perchè le composizioni son grandi, ma le figure son piccole.

Sapevamo già dai Quaderni dell'Arca come le storie stessero nella palla over anchona
del altaro grande, cioè la pala, l'ancona, la spalliera, il dossale, che l'Anonimo dice sca-
bello e il Vasari predella; ma non si saprebbe senza l'Anonimo che due delle storie stes-
sero davanti e due di dietro. E quali devono stare davanti, quali di dietro? Questo l'Ano-
nimo non lo dice; ma qui parlano le opere stesse. Basta guardare all'orizzonte prospettico.
Nei due Miracoli del Piede, riappiccato dal Santo al figliuolo, che se l'era tagliato per punirsi
d'avere dato un calcio alla madre, e del Cuore dell'avaro, trovato nello scrigno, anziché
nel petto sparato del morto, l'orizzonte sta a livello degli occhi delle figure ritte; nei due
Miracoli della Mula, che s'inginocchia innanzi al Sacramento, e del Neonato, che parla per
testimoniare in prò della madre, l'orizzonte corrisponde alla linea di terra. Si pongano dunque
le due prime storie davanti, dovendo essere guardate da chi pianta sul più alto gradino
dell'altare; si mettano le due altre di dietro, dovendo essere vedute da chi poggia i piedi
sul pavimento. In questa maniera i bassorilievi, nei quali abbondano le linee architettoniche
e quindi le linee prospettiche, avranno il loro orizzonte circa all'altezza dell'occhio del riguar-
dante. E anche il signor Max Semrau, nel libro dianzi citato, si ferma a considerare gli
orizzonti delle storie, diversi dall'una coppia di esse all'altra coppia: il che, di certo, dal
sapiente scultore non fu fatto a caso.

Nei quattro bassorilievi il punto di veduta sta proprio sull'asse verticale di ciascheduno:
savia cosa in una composizione assai larga e bassa; ma il collocare a destra od a sinistra
i Miracoli è reso agevole dall'aggruppamento vario delle figure. Tra l'uno e l'altro Miracolo
si vedeva, indubbiamente, il Ciborio, di cui abbiamo parlato; nè la custodia del Sacramento
poteva collocarsi infatti altro che sopra la mensa, nel centro del dossale. Ed è notevole cosa
che la prospettiva architettonica, circondante codesto non bello Ecce Homo, risponda appunto
nelle linee convergenti e nell'orizzonte prospettico ai due bassorilievi, i quali dovevano
tenerlo in mezzo.

Anche i quattro simboli degli Evangelisti figuravano due davanti e dui da driedo;
ma non nello scabello, bensì (questo importa notare) nelli contorni. Ora qui per contorni,
ne'quali devono capire i bronzi quadrati di 59 centimetri di lato, non si può oggi inten-
dere altro che le braccia dell'altare, più basse del dossale, quelle che vanno a finire, per
solito, in due piedistalli con due statue sopra. E può sembrare che l'Angelo di San Matteo,
del quale il signor Bode scrive eli'è d'une douceur sans égale, e l'Aquila di San Giovanni,
dovessero presentarsi nel prospetto, lasciando al lato posteriore Toro e Leone; anche perchè,
essendo le forme e le espressioni di questi animali assai grandiose e fiere, bene rispondono
alla fierezza ed alla grandiosità del Cristo morto con le altre figure a circo, il quale gia-
ceva da dietro l'aitar sotto il scabello, quasi all'altezza del Toro e del Leone, posti nelli
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