Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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CAMILLO BOITO

Se noi dunque sapremo con precisione per quale luogo dell'altare fu eseguita la Pietà,
sapremo con sicurezza dove, nel concetto definitivo del sommo maestro, dovevano essere
collocati i putti; ma la Pietà ci dice da se medesima, con un linguaggio che non ammette
replica, per quale luogo fu fatta. Si guardi, invero, alla figura 3a qui appresso. Che cosa
sono quei fori sopra e sotto il panno o sudario, tenuto dai due Angioletti disteso, lagrimando
dietro il busto del Redentore, quei fori che compariscono fra le gambine dei bimbi gentili? —
Sono la prova irrecusabile che la Pietà stava a chiudere la confessione ; come è cosa irre-
futabile che la confessione, non potendo esser giù nella cripta o in un incavo sotterraneo,

Fig. B.

di cui non si trova nessuna traccia, non poteva in altro luogo stare che nella mensa.
La Pietà rimaneva duuque davanti nei centro della mensa, ed i putti le facevano stupenda
e nuova corona.

Di tale specie di confessioni n'abbiamo fino al Seicento, fino al Settecento, come si può
vedere in quasi tutti gli altari della prima chiesa del mondo, San Pietro in Vaticano; e gli
esempi cominciano negli antichi tempi cristiani. L'abate Martigny nel suo ampio ed eccel-
lente Dictionnaire des antiquités chrétiennes, conclude l'articolo sulle parole Confessio e
Martyrium così: « Enfin, on se contenta plus tard de renfermer dans une cavito pratiquée

au centre de l'autel dose sur le devant par une grille ou par une table de marbré per-

forée— des reliques; et l'autel deviut ainsi comme un diminutif de crypte ». Dall'altro
canto, non è raro di trovare nel bel mezzo del prospetto della mensa un Cristo in espres-
sione di Pietà; sicché ancora nel 1494, quando l'incisore delle vignette volle nel Dialogo
de la Seraphica Vergine Santa Catherina da Siena mostrare Ja santa ginocchioni innanzi
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