Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

Seite: 161
DOI Heft: 10.11588/diglit.19207.15
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19207.16
DOI Seite: 10.11588/diglit.19207#0170
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1895/0170
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
161

Virtù cardinali e l'allegoria di Pisa e gli Evangelisti e la Forza cristiana e la Forza pa-
gana e le dngentosessantatrè figure dei sette bassorilievi e tutto il resto giace nei magaz-
zini, e andrà a popolare sparpagliatamente e sconclusionatamente un museo gelido. Resterà
inutile il voto del Fleury, che scriveva: Enfiti ce qui est souverainement désirable c'est qu'on
se décide à rendre au monde des arts cet admirable monument, en en ressemblant les fragments;
e resterà vana la dichiarazione del valente e coscienzioso signor Supino, il quale nel suo
stesso articolo de\Y Archivio storico deWArte, che fu la principale cagione delle nuove incer-
tezze, concludeva: «Qualunque riconj,posizione sarà in fondo sempre preferibile al sistema
tenuto sin qui di serbare gli sparsi avanzi fra i magazzini dell'Opera e le soffitte del Duomo ».
Ma qualsivoglia disegno di ricomposizione troverà sempre, nel fiorire odierno degli studi
critico-artistici, chi, per l'uno rispettabile argomento o per l'altro, non crederà di poterlo
approvare; e nel dubbio il savio s'astiene.

E pensare che nel pulpito del Pisano mancano soltanto quattro o cinque fìgurette fra
le tante antiche, e qualche testa di serafino e alcuni membri architettonici, mentre per l'al-
tare di Donatello la nostra ricchezza si riduce a poche preziose righe dell'Anonimo Morel-
Jiano, ed ai magri, anzi ischeletriti documenti, dei quali s'è data dianzi la compiuta e fe-
dele notizia!

Non tentando dunque di afferrar l'impossibile, contentiamoci di vedere i lavori del
grande artefice riuniti di nuovo in un altare modesto, e distribuiti e collocati così come
stavano nella prima metà del Cinquecento, quando ancora l'opera non aveva subito nes-
suna grave e deplorevole alterazione. Ma la semplicità dei concetti architettonici e orna-
mentali, per cui sieno lasciate splendere, non impacciate, non disturbate da odierne fantasie,
le opere vecchie insigni, non raggiungerebbe il suo intento quando i membri dell'architet-
tura, le sagome ed i fiorami facessero pensare ad un'arte diversa dall'arte di Donatello.
Imitar da Donato, ma imitare spontaneamente, senza fatica, senza artifizio: ecco il punto.

Fra le opere di lui bisogna evidentemente scegliere quelle che piti s'accostano al carat-
tere di un altare e più s'avvicinano agli anni in cui il Fiorentino lavorava per la basilica
padovana. Il pensiero corre immediatamente all'ampia cantoria di Santa Maria del Fiore,
che ora s'ammira ricomposta nel Museo dell'Opera, e di cui le parti sotto il fregione dei
putti danzanti son tutte antiche. È la più rilevante opera architettonica di Donatello, com-
piuta pochi anni prima ch'egli principiasse il nostro altare di Padova. Nel 1440 gli pagano
cento fiorini d'oro prò parte solutionis pergami.

Dopo la cantoria verrebbe per l'importanza architettonica V Annunzi azione di Santa
Croce; ma qui v'è un dubbio. Quando fosse opera giovanile, come, insieme col Vasari,
quasi tutti, anche i pia recenti scrittori, affermano; quando risalisse al 1406, come registrò
anche il compianto Milanesi nel suo affrettato Catalogo delie opere di Donatello, pubblicato
il 1887, VAnnunziazione sarebbe troppo lontana dall'altare del Santo.

Ma se lo Tschudi ha ragione di giudicarla posteriore al 1433, se pensa giusto attri-
buendola ad un periodo immediatamente precedente a quello delle opere di Padova, il basso-
rilievo di Santa Croce con la sua ricca incorniciatura diventa un esemplare magnifico. E,
in verità, guardando al tabernacolo di San Pietro in Vaticano, quello che fu riconosciuto
dallo Schmarsow e che va riferito al secondo soggiorno del maestro in Roma, cioè agli
ultimi mesi del 1431, nel che il Gnoli, fine studiatore delle opere romane di Donatello, con-
sente: guardando a quella architettura incerta e tormentata, è impossibile non riconoscere
che l'architettura dell' Annunziazione vien dopo. Ed è pure impossibile non vedere quasi una
identità di spirito architettonico e ornamentale fra questo lavoro e la cantoria, nella quale
abbondano gentili adornamenti nelle gole, negli ovoli, nelle fusaiuole, nei tori, festoni di
frutti e fiori allacciati da nastri svolazzanti, conchiglie allineate in fregi, vasi, fogliami va-
riamente girati, testine d'angeli alate: tutte cose che l'artista fece riprodurre a Padova,
modificandone un poco il garbo, in quel coro de mcvrmoro, in quelle facce della tribuna, di
cui abbiamo dianzi parlato.
loading ...