Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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lui notizia biografica contenuta in un codice manoscritto dal titolo: Vite de'primi pittori
di Firenze, composto contemporaneamente o, più probabilmente, prima delle Vite di Vasari
dal noto poeta e letterato fiorentino Gio. Battista Gelli, e che oggi è posseduto dal eh. Giro-
lamo Mancini, bibliotecario benemerito della Comunale di Cortona.1 Ed è singolare che il
Vasari, benché abbia conosciuto il Libro del Biili, e nello scrivere le sue Vite abbia appro-
fittato, in modo abbondante, delle notizie contenutevi, tralasciò di raccoglierne appunto quella
concernente il maestro del Verrocchio. Nulladimeno non c'è da dubitare sulla giustezza di
essa. Poiché se pure non l'attestassero parecchi punti di contatto fra il maestro e lo scolare
in quanto allo stile, al carattere del loro fare artistico e tecnico, essa verrebbe resa più che
verosimile dalla circostanza riferita, oltreché dal Billi (1. c., a pag. 24), dal Vasari stesso
(ed. Milanesi-Sansoni, t. II, pag. 414), che, cioè, il Verrocchio fu adoperato per finire un'opera
di Donatello lasciata incompiuta da questi (vedi i particolari più avanti), nonché dall'aver
preso lo scolare, dopo la morte del maestro, il posto occupato da esso nei favori della fami-
glia che allora non solo nella vita politica, ma anche in quella artistica tenne il primato
a Firenze; sicché, come vedremo nel corso della presente memoria, in seguito, durante tutta
quasi la sua vita, non gli mancarono mai incarichi e commissioni per opere d'arte da ese-
guirsi per conto dei Medici.

E non sono né più ricchi, né di maggior autenticità neppure i ragguagli che dal Vasari
si possono cavare circa i primi lavori del giovane nostro scultore. Se facciamo astrazione di
alcune opere di orificeria dal biografo sommariamente ricordate (bottoni da piviali, tazze
lavorate a rilievo), egli, come prodotti più anteriori della sua abilità scultoria, enumera due
bassorilievi nel dossale d'argento del battistero di San Giovanni a Firenze, 2 parecchi degli
apostoli d'argento sull'altare delia cappella di Sisto IV in San Pietro di Roma3 e il monu-
mento sepolcrale di Francesca Tornabuoni in Santa Maria della Minerva. Ora, come sappiamo
da documenti, nessuna di queste opere fu principiata a eseguire prima dell'anno 1478, cioè
quando il Verrocchio aveva già raggiunto quarantatrè anni di vita, e non gliene restarono

1 Vedi l'edizione sopra citata del Libro di Antonio
Billi a pag. 7, nota 2, e la mia opera: Filippo Bru-
nelleschi. Sein Leben und seine Werke, Stuttgart, 1892,
a pag. xxix dell'Introduzione. Per le ragioni ivi esposte,
all'autore della presente memoria non fu possibile di
chiarire se lo scritto del Gelli derivi dal Libro del Billi
o se ne sia indipendente. Soltanto in quest'ultimo caso
il ragguaglio circa l'educazione artistica del Verrocchio
acquisterebbe pregio accanto alla relativa notizia del
Billi. Anche un terzo autore, anteriore ai due teste ri-
cordati e quasi contemporaneo del Verrocchio, lo mette
in relazione con Donatello. Pomp. Gaurico nel suo
scritto Da Sculptura, stampato a Firenze nel 1504, lo
dice non già discepolo, bensì emulo di esso (Ediz. Bro-
ckhaus, Lipsia, 1886, pag. 254: Andreas Alverochius
Donatelli sed jam senis aemulus).

2 Erra il Vasari nell'attribuirgli due dei rilievi in
discorso, giacche uno solo, quello cioè rappresentante
la Decollazione di San Giovanni, è opera sua. Però, c'è
un grano di verità in ciò ch'egli dice: i documenti ci
insegnano che il Verrocchio nel 1477 aveva fornito
modelli per due rilievi, di cui uno solo fu accettato, e
l'esecuzione gli fu allogata il 13 gennaio 1478. Lo

diede compiuto sul principio del 1480. (V. Cavallucci,
Notizie storiche intorno al dossale di San Giovanni,
pubblicate nel giornale La Nazione del 23 giugno 1869,

e P. Franceschini, Il dossale d'argento del tempio di
S. Giovanni in Firenze. Memoria storica, Firenze, 1894,
a pag. 23, nota 2, e pag. 24, note 1 e 2.

3 II Vasari solo fa menzione di queste statue come
opere del Veri-occhio. Nelle note spese che si riferiscono
al governo di Sisto IV (pubblicate nel III volume della
nota opera del Muntz) non se ne trova alcun ricordo.
Nemmeno Grimaldi, nella sua descrizione della cappella
di Sisto IV (situata sul luogo dell'odierno coro dei
canonici), rammenta, come esistenti sull'altare di essa,
gli apostoli in discorso. (V. E. Mùntz, Ricerche intorno
ai lavori archeologici di G. Grimaldi, Firenze, 1881,
pag. 42 e seg.). Invece l'Albertini (Opusculum de mi-
rabilibus novae Urbis Romae, ediz. Schmarsow, Heil-
bronn, 1886, pag. 14) accenna a simili statue esistenti nel
sacrario di San Pietro con queste parole : Quid dicam
de XIL Apostolis argenteis deauratis a tua beatitudine
largitis? Non può correre alcun dubbio sulla verità
della sua indicazione, poiché lo scritto dell'Albertini è
appunto dedicato a Giulio II. Se dunque, come pare
verosimile, gli apostoli del Vasari erano identici a
quelli dell'Albertini, la notizia relativa del primo perde
affatto la sua probabilità essendo escluso che il Verroc-
chio abbia potuto lavorare a Roma sotto il pontificato
di papa Giulio.
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