Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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CORNELIO DE FABRTCZY

Ma con questi due lavori siamo, nell'istesso tempo, entrati nel novero delle opere del
nostro scultore, eseguite per commissione dei Medici, delle quali ci proponemmo di ragionar
particolarmente nella presente memoria. E, fortunatamente, possiam farlo appoggiandoci
sull'autorità di un documento tanto pregevole quanto indiscutibile riguardo alla sua auten-
ticità. 1 È esso un elenco dei lavori forniti dal Yerrocchio alla famiglia Medici, presentato
dopo la cacciata di essi da Firenze, e dopo la loro declarazione a rubelli ai 25 di settembre 1495,
da suo fratello maggiore Tommaso, di professione tessitore di drappi, agli ufficiali dei ribelli
e ai sindaci dei beni de' Medici, per far valere come erede di Andrea i suoi diritti su quanto
questi aveva ancora a riscuotere da essi a questo conto. E vero che raffrontando il nostro
documento col testo del testamento di Andrea rogato a Arenezia il 25 di giugno 1488, non
si capisce bene perchè il fratello Tommaso, e non piuttosto Lorenzo di Credi, istituito dal
testatore suo commissario ed esecutore testamentario, comparisce colla richiesta in discorso
innanzi ai sindaci sopra ricordati. 2 E si capisce ancora meno come la famiglia Medici abbia
potuto restare debitrice di tutte le opere a lui ordinate nel corso di quasi venticinqu'anni
non solo al Yerrocchio, ma anche ai suoi eredi per altri sette anni. Se non che per spiegar
ciò si volesse supporre che Tommaso da una parte non conoscendo in particolare i conti
fra suo fratello ed i suoi committenti, e dall'altra non volendo privarsi di qualsiasi somma
spettantegli per diritto di eredità, abbia preso l'espediente di tessere un elenco completo
delle opere in questione senza però indicare le somme dovute per ogni singolo lavoro (giacché
nel documento sono infatti rimaste in vuoto le indicazioni dei singoli prezzi), lasciando agli
ufficiali a ciò costituiti la cura di estrarre dai conti della Casa.Medici quanto restasse ancora
da pagare per una o l'altra delle opere contenute nell'elenco.

Comunque sia, e benché del nostro documento non possediamo l'originale, ma soltanto
una copia dalla mano d'uno scrivano pubblico, 3 ciò non toglie nulla al pregio di esso,
pregio che consiste principalmente sì nel mettere fuor di dubbio, riguardo a parecchie opere
fin qui attribuite al Yerrocchio sull'autorità sola del Yasari, la loro autenticità, e sì nel
farci conoscere alcune altre di cui fin adesso non si aveva nessuna notizia, come anche nel
mostrarci il maestro occupato in faccende che finora non si avrebbe creduto essere roba sua.

è nov. Andrea del Yerrocchio dee avere per metallo
prestato a Luca e a Michelozzo per gettare le due ul-
time storie della porta della sagrestia fior. — si deve
inferire, in modo da escludere ogni dubbio, essersi
limitata la collaborazione di Andrea al solo fatto di aver
egli fornito il metallo necessario, mentre i rilievi vennero,
senza dubbio, fusi dal Michelozzo, che Luca della Robbia
si era associato per il lavoro della porta, appunto in
considerazione della sua esperienza nel gettare in bronzo.

1 Esiste nell'archivio della Galleria degli Uffìzi, nel
voi. I delle Miscellanee manoscritte (segnato col numero
d'inventario GO) sotto il n. 3, e fu già pubblicato con
scarsissime ed in parte anche erronee annotazioni dal
prof. GL Semper nei Jahrbucher far Kunstwissenschaft,
edite da A. von Zahn, Lipsia, 1868, annata I, pag. 360.
Ma siccome questa pubblicazione sarà sfuggita all'atten-
zione della maggior parte dei lettori dell' Archivio, e
poiché non ci è parso superfluo di commentare le sin-
gole opere enumeratevi con note spiegative alquanto
più complete, abbiamo creduto prezzo dell'opera di ri-
stampare il documento in discorso, avendolo riscontrato
sull'originale, ed avendo così potuto emendare alcuni
sbagli incorsi nella prima pubblicazione.

2 I passi rispettivi del testamento pubblicato dal
Gaye, Carteggio degli artisti, Firenze, 1839, voi. I, pag. 367
e seg., sono i seguenti : « Item relinquo Thome, frati
meo duas meas domos, seu omnes meas domos, quas
habeo in civitate Florentie in populo Seti Ambrosii.
Item relinquo ipsi Thome omnes pecunias, quas habere
et exigere debeo ab officio mercantie fiorentine qua-
cunque ratione et causa (vale a dire il residuo della
retribuzione accordatagli dai consoli della Mercanzia
pel gruppo di San Tommaso e Cristo); de quibus pe-

cuniis ordino quod faciat dotes fìliabus suis Resi-

duum vero bonorum meorum, jurium et actionum pre-
sentium et futurorum, ubicunque locorum existentium,
demitto ac relinquo predicto Laurentio commissario
meo (cioè a Lorenzo di Credi che il Verrocchio, sulla
fine del testamento, ne costituisce esplicitamente l'ese-
cutore) ».

3 II carattere quattrocentistico della scrittura è inap-
puntabile. Pare che lo scrivano degli ufficiali dei ri-
belli abbia fatto per uso di questi una copia dell'elenco
presentato da Tommaso Verrocchio, oppure che abbia
vergato il documento che possediamo sotto il dettato
di quest'ultimo.
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