Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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del granduca Ferdinando I. Dall'aver il Yasari nella seconda edizione delle Vite ommesso
la frase (v. sopra): « et è ancora oggi », parrebbe dover inferirsi clie il David fra il 1550
e 1568 fosse tolto dal suo posto. Se non che il Bocchi ci informa che nel 1591, quando
egli stampò le sue Bellezze della città di Firenze, la statua in discorso era ancora in posto
« dinanzi alla Sala dell'Orinolo » (1. e., pag. 93 dell'edizione del 1677), cioè al suo luogo ori-
ginale. Più tardi pare che sia stata traslocata nel Guardaroba ducale, donde poi nel 1777
pervenne negli Uffizi ed a'nostri dì nel Bargello.

ad 2. «Lo gnudo Rosso» è il torso di uno Marsia di marmo rosso che, come ci narra
il Yasari (III, 366), da Lorenzo de' Medici fu dato a ristorare al Yerroccliio, e poi fatto porre
dirimpetto a un'altra simile statua di marmo bianco, rattoppata, al tempo di Cosimo, da
Donatello, alla porta che riesce nella via de'Ginori dal giardino o cortile del palazzo di
via Larga. Ambedue le statue si trovarono fra quelle che, dopo la cacciata de'Medici, dietro
l'ordine della Signoria, al li 14 d'ottobre 1495 furono trasferite nel Palazzo Yecchio. 1 Che
in seguito fossero di nuovo restituite ai loro possessori anteriori veramente non si può pro-
vare con appositi documenti, ma bensì con un testimonio letterario evidente. Il giurecon-
sulto Giovanni Fichard di Francoforte sul Meno, che nel 1536 viaggiava in Italia, nelle
sue notizie le descrive ambedue collocate di nuovo nell'antico loro posto nel giardino del
palazzo Medici, con parole da non lasciar nessun dubbio sulla loro identità. 2 Del resto, che
le opere d'arte sequestrate nel 1495 più tardi pervennero di nuovo nel possesso mediceo,
non è il Yasari solo a narrarcelo (t. IY, pag. 258): esiste anche il protocollo di consegna
per mezzo del quale, ai 30 di giugno 1513, un certo numero di opere d'arte e di suppellettili,
per lo più di bronzo, si restituiscono agli eredi di Lorenzo il Magnifico. 3 E benché fra essi
non troviamo le due statue in discorso, nondimeno, tenuto conto della testimonianza del
Fichard, dobbiamo supporre che anch'esse, o prima o dopo, siano state consegnate di nuovo
in possesso dei Medici. Ma dove da quel tempo in poi siano andate smarrite, non ci è dato
di sapere; in ogni modo, però, è erronea l'opinione di alcuni che vorrebbero riconoscerle
nell'uno e nell'altro dei due Marsia posti al presente, uno in faccia all'altro, nella Galleria
degli Uffizi, al principio del corridoio a ponente (n. 155 e 156). 4

1 Cfr. E. Muntz, Les collections des Medicis au

XVe siècle, Paris, 1888, pag. 103: « Item domini deli-

beraverunt quod due statue cruciatorum de lapi-

dibus marmoreis, sive alterius misture que sunt in orto

predicto (se. domus Pieri de Medicis) penes portam .

debeant per eos ad quos pertinet consignari spectabilibus
officialibus operariis palatii dominorum ».

2 Item ad eam portam, qua (ex curia, cioè cortile
ossia giardino) in viam publicam egredimur, utrinque
est posita Marsii exeoriati simulacrum marmoreum, et
sinistrum quidem ex brachiis dependet, quale vidisti et
in pensili horto Cardinalis de la Valle Romae, dextrum
vero sedet, brachiis tamen sursum delegatis. Et est ex
lapide porphyro quo colore mire refertur ipsius exeo-
riati Marsiae forma. (Cfr. Ilepertorhmi fiir Kunstivis-
senscìiaft, voi. XIV, pag. 377).

3 Vedi Mùntz, 1. c., pag. 102.

4 Vedi, per esempio, i Jalirbucher fiir Kunstwissen-
scluift, anno I, pag. 316; il Cicerone del Burckhardt,

5a ediz., parte I, pag. 125, lett. a; e il Repertorium fiir
Kunstivissenschaft, voi. XIV, pag. 377. — 11 Marsia in
marmo rosso negli Uffizi (n. 156) non può essere quello
l'istaurato dal Verrocchio, imperocché i suoi restauri

(piede sinistro, dita del destro piede, testa, ambedue le
braccia e parte superiore del tronco a cui queste sono
legate) non si accordano colle parti che il Vasari dice
essere mancate alla statua rifatta dal Verrocchio (gambe,
coscie e braccia), e poiché egli non corrisponde affatto
a quanto di quest'ultima asserisce il Fichard, che cioè
in essa la figura di Marsia fosse rappresentata seduta,
e non sospesa come nella statua n. 156. Questa invece
secondo l'opinione, senza dubbio giusta, del Pelli (Saggio
storico della R. Galleria di Firenze, 1779, voi. II, pag. 2
e 80) è la stessa che dal granduca Francesco I (1574-87),
con alcuni altri marmi, nel 1586 fu acquistata da Vir-
gilio Orsini. L'altro Marsia, poi, in marmo bianco (n. 155)
si trova riprodotto dal De Cavalleriis (Statuae antiquae
urbis Romae, 1585, voi. I, tav. 85) coli'indicazione :
« Marsyae signum e marmore mira arte factum in ae-
dibus Valensibus Romae ». Egli, colle raccolte dei car-
dinali Capranica e Della Valle, nel 1584 fu acquistato
dal cardinale Ferdinando Medici, e con esse collocato
nella sua villa Pinciana. (Cfr. Gotti, Galleria di Firenze,
2a ediz., 1875, pag. 362: « Uno Marsia ignudo appicato
senza piedi, alto palmi dieci, due. 400 », come, infatti,
si trova disegnato sulla tavola del De Cavalleriis). Cogli
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