Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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ANDREA DEL YERROCCHIO AI SERVIZI DE'MEDICI 171

rocche sappiamo che già nel 1452 si lavorava al compimento delia decorazione del primo
cortile. 1

ad 7. Che il Yerrocchio abbia dipinto per Lorenzo il Magnifico un ritratto — perchè,
infatti, si tratta di un tale, e non della cornice sola per esso come altri ha creduto 2 — di
Lucrezia de' Donati, s'impara unicamente dalla nostra fonte, nessuno degli altri biografi
suoi facendone menzione. Lorenzo aveva fatto la conoscenza della dama da lui in seguito
amata e nelle sue poesie esaltata, all'occasione di un torneo che si ordinò nel 1467 per
festeggiare le nozze di Braccio Martelli, e due anni dopo, il 7 febbraio 1469, aveva, egli
stesso, apparecchiato in onore della Donati la celebre giostra decantata dal Pulci. Non cre-
diamo andar in errore assegnando anche il ritratto di Lucrezia, di cui si tratta, allo stesso
intervallo di tempo o a poco più tardi. Fra le pitture incontestate del Yerrocchio oggi non
si conosce più alcun ritratto ; nel Museo di Berlino, però, si conserva l'effigie d'una giovine
fanciulla (n. 80, sotto la denominazione di Francesco Granacci) che il Bode attribuisce alla
bottega del Yerrocchio. 3 Ciò che c' induce di emettere la supposizione che forse in essa
potremmo possedere il ritratto della Donati, sono i motti che si leggono sulla tavola. Sotto
la figura della giovane donna sta scritto: «NOLI ME TANGERE», e sul rovescio della
tavola, intorno ai quattro lati di un'arme pur troppo raschiata: « FU CHE IDIO ArOLLE. -
SARA CHE IDIO YORRA. — TIMORE DINFAMIA E SOLO DISIO DONORE. — PIANSI
GIÀ QUELLO CHIO YOLLI POI CHIO LEBBI ». — Il senso di queste leggende si accor-
derebbe bene colle circostanze sotto le quali ebbe principio e si continuò l'amore, a quanto
pare affatto platonico e poetico, di Lorenzo per la bella Donati. Pur troppo, per avverare
tale ipotesi, non ci è dato di produrre nessuna testimonianza figurativa, non essendoci per-
venuto in medaglie, sculture o pitture nessun ritratto di Lucrezia, e non destandosi neppure
la descrizione poetica che ce ne ha lasciato Lorenzo stesso 4 per poter ricavarne alcuni segni
distintivi da mettere in raffronto coll'effigie in discorso. 5

ad 8. Anche di questo lavoro del Yerrocchio nelle sue biografie non si fa alcun cenno.
La cagione della giostra per cui esso venne eseguito, e nella quale Lorenzo si meritò il
premio di un elmetto d'argento, 6 l'abbiamo riferita più sopra. Era uno di quei spettacoli
pomposi e graditi al popolo che porgevano ai signori l'occasione di ostendere lor valenzia,

1 Cu. Yriarte, Livre de souvenirs de Maso di Bar-
tolommeo à la Bibliothèque de Prato et à la Maglia-
bechiana de Florence, Paris, 1894, pag. 36 e 68 : «A
c. 45 recto.: Da Coximo de Medici a di 27 aprile (1452)
L. tre e S. 6 per manifattura di due disegni che io gli
feci, l'uno fu un frego alto T/8 che va sotto el davan-
zale del chortile del palazo et uno architrave che va
sotto detto frego, e quali danari ebbi da Bartolommeo
Sassetti. — A e. 52 tergo: Coximo de Medici de dare a
di 2 di giugno (1452) per teste designate che sono nel
fregio sopra le cholonne del chortile del suo palazo in
tutto L. otto cioè L. 8 ».

2 Cfr. Jahrbucher fiir Kunstwissenschaft, anno I,
pag. 361. «Uno quadro di legname» senza alcun dubbio
non vuol dir altro se non un'immagine dipinta su ta-
vola, e della giustezza di siffatta interpretazione abbiamo
tante prove nell'inventario di Lorenzo Medici. Ivi, per
esempio, si legge a pag. 62: «Uno quadro di legname

dipintovi una prospettiva »; a pag. 64: « Uno quadro

di bronzo dorato, chornicie atorno » ; a pag. 87 :

« Uno quadro su vi ritratto la testa di madonna Alfon-

sina »; a pag. 92: « Uno quadro di gesso con cor-
niole messe d'oro atorno »; a pag. 93: « Uno quadro di

legname con trave e architrave e cornicie e pila

stri da lato ».

3 W. Bobe, Italienisclie Bildhauer der Renaissance,
Berlin, 1867, pag. 131 e seg.

4 Cfr. Commento di Lorenzo de' Medici sopra alcuni
de suoi Sonnetti, nel fine delle sue poesie volgari, ediz. Al-
dina, 1554, pag. 123, 129 e seg.

5 Un secondo quadro, che potrebbe essere quello ri-
cordato nel nostro elenco, sarebbe un ritratto di profilo
di donna, attribuito prima al Yerrocchio, poi dai signori
Crowe e Cavalcasene (cfr. la loro Storia della pittura
italiana, ediz. tedesca, t. III, pag. 154) a Raffaellino
del Garbo. Esso è posseduto dal signor Martin (o Barlcer)
a Londra. L'arme che vi è effigiata renderebbe possi-
bile di decidere la questione di cui si tratta.

6 « Mi fu giudicato il primo onore, cioè un elmetto
fornito d'ariento, con un marte per cimiero » racconta
egli stesso nei suoi Ricordi (pubblicati dal Roscoe, The
life of Lorenzo de'Medici, ediz. di Heidelberg, 1825,
t. Ili, pag. 44). Neil'inventario mediceo (Mùntz, 1. cit.,
pag. 86) sono registrati quattro diversi elmetti, tutti doni
di giostre, ma il nostro non si trova fra essi.
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