Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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cavalcando e armeggiando, e si fece, il 7 febbraio 1469 (St. fior., 1468), sulla piazza di Santa
Croce. Luca Pulci ne celebrò le gesta e l'eroe in un poemetto alla cui descrizione siamo
indebitati del saper alcunché di più particolareggiato sull'opera del nostro maestro. Era
questa uno di quei stendardi, ossia vessilli, che ciascun cavaliere, entrando nel torneo, si
faceva portar davanti dai suoi paggi. Su essi si scorgevano dipinte, 1 fra emblemi, imprese,
e divise, e, per lo più, tra verde di prati e fiori di verzieri, le dame di cuore dei rispettivi
cavalieri. Dopo avere descritti i stendardi di color bianco, sbiadato, chermisi o azzurro, di
parecchi dei partecipanti, in cui si vedevano effigiate le rispettive dame: questa velata di
bianco con ghirlanda di quercia in mano, e a'piedi legato, con catene d'oro, un leopardo;
quella vestita da ninfa che, raccogliendo nel suo seno le foglie di un faggio battuto dalla
tempesta, le porge a un daino; quell'altra in abito bianco e verde, spegnente in una fonte
ai suoi piedi le saette d'amore infuocate; un'altra, vestita di paonazzo, che fa in pezzi quelle
stesse saette e ne semina il prato, il Pulci ci apprende in due delle sue stanze come sul
vessillo di Lorenzo si vedeva dipinta Lucrezia Donati irraggiata dal sole sotto un arcobaleno,
su cui, in lettere d'oro, si leggeva: « le tems revient » (una delle divise di Lorenzo), vestita
di broccato azzurro (alessandrino) ricamato a fiori d'oro e d'argento, cogliendo le foglie di
un ramo di lauro rinverdito sull'arido tronco (impresa medicea) e tessendole in una ghir-
landa. 2 Oggi di quest'opera del Yerrocchio ogni traccia è perduta, nò nell'inventario di
Lorenzo si rintraccia nessun posto che potrebbe riferirsi ad essa.

ad 9. Si tratta qui d'una figurina femminile (oppure, secondo l'antico parlar fiorentino,
si dovrebbe intendere sotto « dama » una daina?) lavorata, senza dubbio, in argento, come
coronamento di un elmo destinato a essere portato in una giostra, o a servire di premio
per il vincitore di essa. Che Andrea abbia lavorato per l'elmo di Lorenzo il Magnifico nel-
l'occasione della giostra di suo fratello Giuliano nell'anno 1474 (vedi il paragrafo seguente)
alcune fìgurette d'argento, lo dice anche il Milanesi, in una sua nota al Yasari (voi. Ili,
pag. 361, nota 2 f) senza però indicare la fonte donde abbia preso questo dato. Infatti nel-
l'inventario mediceo, dove si trovano registrati parecchi «elmetti con cimieri d'ariento »
(1. cit., pag. 86), nessuno di essi viene descritto come portante la figura di una « dama ». Bi-
sogna dunque inferire che l'opera in discorso del Yerrocchio non era destinata a proprio
uso di Lorenzo, ma bensì fu una di quelle simili ch'egli, nell'occasione di feste di questo
genere, dedicò a chi ne vinse il premio.

1 Erano proprio dipinti gli stendardi in discorso, e
non arazzi tessuti in oro e seta, come opina il Semper
(Jahrbucher fur Kunstwissenschaft, anno I, pag. 361);
e ciò si desume dal poema del Pulci, come anche da
quel ricordo contemporaneo che della giostra si possiede
in un manoscritto della Magliabechiana (pubblicato da
P. Fanfani nel Borghini, Firenze, 1864, anno II, pag. 473,
530 e seg.).

2 Ecco i versi ben mediocri, ma per noi pregevoli,
del Pulci:

E mi parea sentir sonar Miseno,

Quando sul campo Lorenzo giugnea
Sopra un cavai che tremar fe il terreno:

E nel suo bel vesillo si vedea
Di sopra un sole e poi l'arcobaleno,

Dove a lettere d'oro si leggea:

«Le tems revient»; che può interpretarsi
Tornare il tempo e '1 secol rinnovarsi.

*

Il campo è paonazzo d'una banda
Dall'altra è bianco, e presso a uno alloro

Colei che per esempio il ciel ci manda
Delle bellezze dello eterno coro,

Ch'avea tessuta mezza una grillanda,

Yestita tutta azzurro e be'fior d'oro:

Ed era questo alloro parte verde
E parte secco già suo valor perde.

(Cfr. Le Stanze, l'Orfeo e le rime di Angelo Poli-
ziano illustrate da Giosuè Carducci, Firenze, 1863,
pag. xliv dell' Introduzione). L'anonimo autore del ri-
cordo sopracitato dà la descrizione seguente dello sten-
dardo di Lorenzo (1. c., pag. 535): « 1 stendardo di
taffetà bianco e pagonazzo cor (sic) uno sole nella som-
mità, e sottovi un arco baleno; e nel mezzo di detto
stendardo v'era una dama ritta sur un prato vestita di
drappo alessandrino ricamato a fiori d'oro e d'ariento:
e muovesi d'in sul campo pagonazzo uno ceppo d'al-
loro bianco: e la dama coglie di detto alloro e fanne
una ghirlanda, seminandone tutto el campo bianco,
e pel campo pagonazzo è seminato di rami d'alloro
secco ».
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