Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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ad 10. La giostra per la quale il Yerroecliio dipinse lo stendardo in discorso — opera
di cui in nessuna delle sue biografìe troviamo fatto alcun cenno — prese nome di Giuliano
de'Medici perchè apparecchiata da lui, a'28 di gennaio del 1475 (St. fior., 1474), in piazza
di Santa Croce in onore di Simonetta Cattaneo, dal 1469 moglie a Marco Yespucci, da
Giuliano cavallerescamente e platonicamente amata, com'era la moda, e che attinta già
allora da mortale malattia, spirò pochi mesi dopo (ai 26 d'aprile 1476). 1 Benché anche questo
torneo fosse celebrato in un poema — sono, come si sa, le immortali «Stanze» di Angelo
Poliziano, di cui esso fa il soggetto — non s'impara da esso nulla riguardo alla rappre-
sentazione dipinta sullo stendardo di Giuliano, giacche per cagione della di lui morte vio-
lenta accaduta, il 26 aprile 1478, nella congiura dei Pazzi, il poema rimase a mezzo, mancan-
done appunto la parte in cui il poeta avrebbe dovuto descrivere vesti, cavalli, armeggiamenti,
insomma tutto l'apparato artistico. Sappiamo, tuttavia, da altre simili descrizioni che non
mancavano in quegli apparati lo iddio Amore e gli Amorini, convertiti bensì in « spiritelli »,
e un tale doveva essere stato pure, a quanto ci dice l'elenco nostro, accanto di motti, im-
prese, ecc., il soggetto essenziale della pittura di cui si tratta. E che sarà stato qualche cosa
di squisito non ci è permesso di dubitarne, Avocandoci in memoria le vezzose forme e
attitudini, le amabili testine ricciute dei putti e angeli dal Verrocchio modellati e scolpiti
(p. es. : nel monumento Forteguerri a Pistoia, nel rilievo della Maddalena con attorno teste
di cherubini nel Louvre e nel Museo di South-Kensington, e via dicendo).

ad 11. Anche della «sepoltura» di Cosimo il Yecchio in San Lorenzo il nostro elenco
ò il primo a farci sapere che fosse lavorata dal Yerrocchio. I biografi antichi ne tacciono.
Alcuni autori più recenti (il Fabroni, il Moreni e per ultimo ancora il Semper) l'attribuirono,
erroneamente di certo, a Donatello. Da un libro di ricordi di Piero de'Medici si sa che suo
padre « fu seppellito nella chiesa di San Lorenzo in terra (vuol dire ne' sotterranei) », e nella
sepoltura innanzi per lui ordinata senza alcuna lionoranza, e pompa funebre »). 2 Appena
morto Cosimo la Signoria, ai 7 d'agosto 1464, intimò ai decemviri a ciò delegati: « exco-
gitare, examinare, providere, ordinare ac etiam deliberare de modo et circa modum et viam

et formam retribuendi et honorandi memoriam Cosmi et propterea expendere possint

de pecuniis nostri Communis id totum, quod opportunum erit. »3 Questi, dopo lunghe deli-
berazioni intorno al modo di ornare il suo monumento sepolcrale, di erigergli una statua,
di far costruire in sua memoria una cappella, non pervennero ad accordarsi, e rimettendone
la risoluzione ad altro tempo approvarono soltanto che gli si conferisse l'epiteto onorario
di Padre della Patria.

Nell'orazione, poi, con cui Donato Acciainoli, a nome della Signoria, a' 20 marzo 1465
(St. fior., 1464), promulgò il rispettivo decreto, si ordina ai decemviri che « hoc egregium

nomen publiis institutionibus inscribatur et hoc decretimi ubicumque eis visum fuerit

honorifìcentissimis verbis scriptum locetur ». 4 Fu dunque rimessa alla famiglia la cura di
adornare il sepolcro del defunto, il che, infatti, venne effettuato dal figlio Pietro, facendo
egli eseguire dal Yerrocchio la lastra di marmo appiè dell'aitar maggiore coll'iscrizione in
bronzo: « Cosmus Medices hic situs est decreto publico pater patriae. Yixit annos LXXY.
menses III. dies XX », e sì anche sotto essa, nel sotterraneo della chiesa, il deposito mar-
moreo con sopravi la leggenda: «Petrus Medices patri faciundum curavi t ». Furono am-
bedue le opere fatte fra il 1° d'agosto 1464 e il 22 ottobre 1467, giacché da un ricordo sin-
crono di uno dei canonici di San Lorenzo abbiamo, che a quest' ultima data il cadavere di
Cosimo si trasferì, con solenne pompa, nella nuova sepoltura.5 II deposito sotterraneo con-

1 A. Neri, La Simonetta. (Griorn. stor. ital., V, 1885, doveva essere una cosa molto semplice e senza preten-

pag. 130 e seg.). sioni artistiche.

Moreni, Continuazione delle memorie storiche di 8 Fabroni, Magni Cosmi Medicei Vita, Pisis, 1789,

San Lorenzo di Firenze. (Ivi, 1816, t. I, pag. 109). Si t. II, pag. 259.

potrebbe credere che il sepolcro da Cosimo vivente ordi- 4 Fabroni, 1. cit., pag. 257 e 262.

nato fosse lavorato da Donatello, ma, in ogni modoT 5 Moreni, 1. cit., t. I, pag. 113.

Archivio storico dell'Arte, S.rie 2", Anno I, fase. III. D
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