Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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NOVITÀ ARTISTICHE DEL MUSEO POLDI-PEZZOLI

IN MILANO

lti cultori dell'arte assistono con vero senso di tri-
stezza alle frequenti dispersioni che avvengono in
questi ultimi anni di patrimoni artistici, nobile retaggio
di antiche famiglie italiane. E principalmente si rim-
piangono tavole o tele preziose, che ineluttabili ne-
cessità della vita spingono spesso il privato ad alienare,
e che, data l'attuale scarsità di mezzi, emigrano per
arricchire vieppiù le superbe collezioni dell'estero.

Giusto è il rammarico quando si rifletta che sono
memorie di epoche gloriose che scompaiono ; è la vita
intellettuale che si interrompe, massimamente quella
di due secoli — quali furono il xv ed il xvi — che
raggiunsero la massima perfezione per grandezza di
papi, come Giulio II e Leone X, per raffinatezza di principi, come gli Sforza, gli Estensi,
i Gonzaga, i Montefeltro, i Medici; per naturale intuito artistico di ogni classe di cittadini,
e la cui manifestazione gli amanti del bello vorrebbero avesse a restare integra, palpitante
fra noi, modello e sprone anche alle generazioni future.

Tale stato di cose è certamente deplorevole; ma un'attenta disamina ci può persuadere
che il noto proverbio: «Non tutto il male viene per nuocere» può trovare anche in tale
fatto la sua applicazione. Quanti e quali tesori in questi ultimi tempi, appunto in causa di
minorati erari, furono tratti dall'oblio di un oscuro ripostiglio, ove l'incuria d'un proprietario,
e sopratutto l'ignoranza, li avevano da anni relegati ! Molte tavole importanti, sfuggite alla
indagine di mal pratici discernitori, furono persino poste al bando da pubbliche gallerie,
abbandonate ad oscure chiesuole di campagna, sarebbero andate distrutte, più che dal tempo
dall'incuria degli uomini, se l'attuale ricerca e febbrile compra-vendita dell'antico non le
avesse, per caso, fatte cadere sotto l'occhio di un esperto cultore. Informi, per citare un
esempio, la splendida pala d'altare « La Vergine in trono col Bambino, ed ai lati San Simone
e Giuda, San Bonaventura e San Francesco », opera capitale del Signorelli, firmata e datata,
a noi venuta da Àrcevia nelle Marche, nel 1811, insieme ad altre ricchezze. Fu ceduta
in deposito alla piccola chiesa di Figino presso Milano, come lavoro di merito inferiore,
mentre ora, ripulita, mercè l'opera dell'egregio professore Luigi Cavenaghi dagli imbratti
di dozzinali restauratori, che ne avevano persino alterata la composizione, forma uno dei
più geniali ornamenti della Pinacoteca di Brera (N. 197, sala II). (V. Illustrazione in questo
periodico, anno 1892, p. 399).

Se dunque per la ragione suesposta molte buone opere nostre hanno varcato ultima-
mente il confine, non dobbiamo rattristarci troppo. La produzione del genio italiano fu così
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