Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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G. B. YITTADINI

bellissime macchiette in distanza. Se si distingue per grazia e per sicurezza il gruppo di
San Giovanni colle tre Marie, severa e dignitosa è la figura del Cristo in croce; vigoroso
il guerriero in armatura, dal marziale atteggiamento, tipo gradito al Luini, e spesse volte
da lui ripetuto in opere consimili. Il fare largo e la scena movimentata e grandiosa, ci
fanno assegnare questo dipinto alla sua ultima maniera, cioè approssimativamente all'epoca
della Crocifissione di Lugano. Tanto più da deplorarsi i danni e l'annerimento subiti per
l'azione del tempo da una tavola caratteristica pel maestro stesso. Una buona copia antica
di questo Innalzamento sulla Croce si può vedere nella prima sala del Museo Borromeo in
Milano (n. 48).

Non è di minor pregio della precedente una piccola tavola di Gaudenzio Ferrari
(fìg. 13a), di quel sommo nostro luminare che meritamente tiene il posto di Michelangelo
nella scuola lombarda, come il Luini tiene quello di Raffaello. Se al pari di tutti in questo
mondo non va esente dalle sue pecche, niuno lo vince nell'esprimere la maestà del sopran-
naturale e gli affetti della pietà. In questa tavola è notevole, in sì piccolo spazio, il felice
aggruppamento delle quattro figure improntate del più alto sentimento ideale e della più
affettuosa devozione. Dalla vigorìa del colorito, dal tondeggiare delle forme e dalla sciol-
tezza dell'esecuzione si deduce essere opera dell'età matura dell'autore.

SOFONISBA AisGUISSOLA.

Un nome caro di donna che esercitò con fine amore ed intelletto l'arte della pittura e
venne in fama al pari degli uomini più illustri, è entrato a far parte della preziosa colle-
zione Poldi col recente acquisto di un ritratto della cremonese Sofonisba Anguissola, dipinto
da sè stessa (fìg. 14a).

È un ritrattino ovale di donna piuttosto matura al confronto di quello della Galleria
Imperiale di Yienna, del Museo di Napoli e d'altri, d'età giovanile. È vestita signorilmente,
col colletto alla spagnuola ed una gran treccia le contorna nobilmente il capo. La sua
figura con quei grandi occhi vivi ed intelligenti, senza essere bella, ha fattezze regolari, e
campeggiando a meraviglia su un fondo grigio trasparente, molto fine, cattiva subito la
simpatia anche per il fare soave e modesto.

Che essa sia stata tenuta in gran pregio anche dai contemporanei ne è prova l'essere
stata chiamata in età ancor giovanile, per mezzo del Duca d'Alba, alla Corte di Filippo II,
la prima allora d'Europa. La sua andata in Ispagna fu nel 1559 (nota Yasari, voi. YI), accom-
pagnata da due dame, due gentiluomini e due servitori. Accolta con grandissimi onori
e laute provvigioni, fece i ritratti del Re, della Regina e dell'infelice principe Don Carlos.
Probabilmente furono collocati nel palazzo del Prado, che fu poi preda alle fiamme, non
avendosene più oggi contezza alcuna. Una copia del ritratto della buona regina Isabella,
ricordata lungo tempo in Ispagna, col titolo di Regina della pace e della bontà, ebbe Sofo-
nisba a mandarla a papa Pio IY, che ne l'aveva espressamente richiesta. Il Yasari (tomo AT1)
ci informa che essendo al Papa « parato il ritratto bellissimo e maraviglioso con doni degni
delle molte virtù di Sofonisba», le mandò la seguente lettera:

Pins Papa II li Dilecta in Christo filia.

Avemo ricevuto il ritratto della Serenissima reina di Spagna, nostra carissima figliola
che ci avete mandato; e ci è stato iratissimo sì per la persona che si rappresenta, la quale
noi amiamo paternamente, oltre agli altri rispetti, per la buona religione ed altre bellissime
parti dell'animo suo, e sì ancora per essere fatto di man vostra molto bene e diligentemente.
Ve ne ringraziamo, certificandovi che lo terremo fra le nostre cose più care; comendando
questa vostra virtù, la quale, ancor che sia maravigliosa, intendiamo però eh'eli'è la più
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