Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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234 DIEGO SANT'AMBROGIO

Questa torre, dell'altezza di circa 35 metri e di forma quadrata, costituita da vari piani
tracciati da riquadrature rientranti superiormente co' soliti archetti, ha finestre a tutto sesto
piuttosto anguste e bifore, solo con capitelli grossolani a cubo nella parte in alto. Come
materiale costruttivo vennero usate lastre di serizzo, tra cui le lapidi romane menzionate
nelle parti angolari, e ciottolami del vicino Lambro impastati con calce forte nelle parti piane.

Nel complesso la costruzione è povera affatto, e mancano, fra l'altro, nei sostegni degli
archetti le teste a guisa di mensolette che osserviamo in altre torri consimili del principio
del xiii secolo; e così, per esempio, in quella del borgo di San Mamete in Yalsolda, di
cui una pietra, venuta in luce alcuni anni or sono, ci attesta essere avvenuta la costruzione
nel 1205.

Se per questa torre campanaria d'Incino manca invece una lapide o pietra portante
la data dell'edificazione, la data stessa ci vien fornita dalla piletta dell'acqua santa infìssa nel
muro a pochi passi dalla porta della chiesa addossantesi, per così dire, al campanile, e rico-
strutta manifestamente in epoca posteriore.

Questa piletta o vasca per l'acqua santa è di forma quadrangolare, di 45 centimetri
all'incirca per lato, e dell'altezza di centimetri 15. Rimane infìssa, per una metà ad un di-
presso, nel muro, e appare foggiata di quel marmo cristallino che i filoni di Crèvola, d'Or-
navasso e di Piona e Dongo consentirono a molti monumenti architettonici e scultori della
primitiva arte lombarda.

Quanto alla parte ornamentale si riduce a due teste sbarbate, ma di caratteristici linea-
menti e dal mento pronunciato, con una specie di copricapo che lascia scoperta a mezzo
la fronte e ricade in due linee perpendicolari sulle tempia. Yi si aggiunge nel mezzo del
frontale di questa piletta un rosone ad alto rilievo con linee arcuate rincorrentisi.

Rosoni consimili veggonsi anche nella piletta dell'acqua santa della chiesa di Morimondo,
che è di sicura costruzione fra il 1196 e il 1286, e così del xiii secolo; ma sono essi in
quella vasca più elaborati, e vi si aggiungono saltuariamente teste di animali simbolici con
ricci d'ogni intorno ed una fattura tecnica che rivelerebbe un lavoro di tempi più progrediti,
e così piuttosto della fine che del principio del xiii secolo.

Le teste angolari della piletta d'Incino hanno invece una manifesta rassomiglianza con
quelle dei grandi capitelli del piedicroce di Morimondo, la cui costruzione risale essa pure
al primo o, tutt'al più, al secondo decennio del xiii secolo.

L'importanza archeologica di questa piletta dell'acqua santa d'Incino sta intanto prin-
cipalmente nella sicura data che porta, così espressa sull'orlo superiore ed a sinistra della
vasca :

MCCXII P.A.C. ME . F .

L'Annoni, già menzionato, preoccupato più che altro dall'intento di assegnare alla
chiesa d'Incino una remota antichità, attribuisce quel marmo ad opere di rifacimento di
qualche parte o dei sacri arredi del tempio avvenuti verso quell'epoca; ma trattandosi del
fonte battesimale e di costruzione che, come quella del campanile, collima in tutto colla
data dell'acquasantino, si manifestano e quest' ultimo e la torre campanaria non già opere
aggiuntive, ma sibbene gli unici resti rimastici dell'originaria chiesa d'Incino costrutta per
intero sul principio del xiii secolo.

Naturalmente non rimane escluso che vi potesse esistere anteriormente altra piccola
chiesa od oratorio; ma di essa ci mancano affatto dati sufficienti per poter stabilire anche
approssimativamente quale si fosse.

Come avvenne per quasi tutti gli edifici anteriori al Mille, di Lombardia, il grande
terremoto del 1117 avrà guasto e diroccato in massima parte anche questa chiesa plebana
d'Incino dei tempi logombardi, e fu solo verso il 1212 che, raccoltisi i fondi occorrenti, si
fece luogo alla ricostruzione per intero della nuova chiesa, di cui ci rimangono ora i pre-
ziosi resti suaccennati.
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