Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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GIUSEPPE COZZA-LUZI

in fronte scritte di mano di Fulvio queste parole: « Petrarca le poesìe con alcune canzoni e
sonetti di Dante, con le lor vite scritte da Leonardo Aretino. FVL. VRS. ». È di bella scrittura
umanistica con alcuni ornati, specialmente nel principio dell'uno e dell'altro degli scritti dei
due poeti. Precedono le pagine dell'indice vergato in rosso dalla stessa mano, sopra un quin-
ternetto a se; di questo credo faccia parte la pergamena che or sembra isolata 1 ove è soltanto
il ritratto. Gfli ornati, specialmente nel principio degli scritti del Petrarca, son più copiosi, e
sopra e sotto e dal sinistro lato del testo; e son formati con intrecci e meandri2 quali erano
in uso nello scorcio del secolo xv, tra cui si vedono dipinti alcuni uccelli e genietti alati dello
stile di quel tempo, e però molto membruti e colle faccie non poco goffe, ma che pure han
delle movenze. Questi pochi pennelleggiamenti, per mezzo di cui l'Alighieri (Purg. XT, 81)
diceva che ridon le carte, e si fan più attraenti i libri, qui al certo non son tali che pos-
sano lodarsi come di lavori di Oderisio da Gubbio

... Vonor eli quell'arte

che alluminare è chiamata a Parisi.

Pur tuttavia l'ornato può aver importanza, e ciò specialmente per l'insegna, che occupa
il mezzo della parte inferiore al principio del Canzoniere. E di vero interessante sembra lo
scudo araldico semplice, senza coronamento, qui posto nel mezzo di quell'ornato, ove sopra
fondo nero sono rilevati due cerchi di oro. Questo stemma appartiene alla famiglia Albizzi
di Firenze 3 e mostra che da alcuno di quegli insigni patrizi fu posseduto il volume. La
nobile rilegatura attuale tutta in pelle rossa con molti fregi d'oro fa fede in qual conto si
tenne il volume dopo venuto alla Vaticana; giacche porta sul dorso ripetute volte lo stemma
del papa Corsini, Clemente XII, e nel basso quello del bibliotecario cardinal Quirini; quindi
la è della prima metà del secolo xviii.

Svolgendo i fogli troviamo al 148°, dopo la canzone Vergine pura, una lettera scritta
da altra mano, che gioverà riferire per intero 4 testualmente. — Gentile spirto il quale (qui
è una piccola rasura) cupido con jocondita leggendo il foie hai cercho di questa opera leg-

pazientemente sopra gli antichi testi. Yedi anche i pre-
giati studi del Novati.

1 II primo quinterno del nostro codice 3198, che con-
tiene l'indice sopradetto, ora è disposto in modo che il
foglio che dovea formare le prime due pagine (1, 2) e
quindi le ultime due (pag. 19, 20), si trova staccato e
ripiegato sopra se stesso: così le due prime pag. 1, 2
divennero le pag. 3, 4, e le ultime due pag. 19, 20 di-
vennero pag. 2 e 1. Nello stato primitivo de' fogli il ri-
tratto occupava la pag. 2, mentre ora occupa la pag. 4;
e dopo l'indice eranvi due pagine in bianco, le quali
ora son divenute prime e di risguardo al volume.

2 Simili a questi meandri ornamentali se ne veggono
molti ne' codici alluminati sul cadere del secolo xv. Tra
questi conformati a nodi ed intrecci ne vediamo anche
in principio ai canti del celebre codice dantesco della
Divina Commedia fatto per la biblioteca Urbinate di
Federico da Montefeltro. Yeggasi la nostra pubblicazione
TI Paradiso dantesco con miniature... 1894, della quale fu
perduta la massima parte nell'incendio della fototipia Da-
nesi (5 ottobre 1894); e che però si è resa oltremodo rara.
Al principio del sec. xvi il codice era incompleto, come può
vedersi ivi, e in quell'indice antico di questa biblioteca
pubblicato ora dal eh. prof. C. Stornatolo avanti il cata-
logo dei codd. greci Urbinati-Yaticani 1895, pag. cxvi, n. 20.

3 Yeggasi tra gli altri il Dictionnaire de la noblesse.
Nel Dizionario storico blasonico del Crollalanza, Pisa
1886, v. I, pag. 24, si dice degli Albizzi: «Arma di
nero a due cerchi concentrici d'oro col capo d'argento,
caricato della croce di nero dell'ordine teutonico ». Nel
nostro codice manca la parte del capo colla croce teu-
tonica. Avvertiva in ciò saggiamente l'erudito amico
comm. Capogrossi-Gtuarna, presidente dell'Istituto araldico
in Roma, che la mancanza deriva da ciò, che all'epoca
del disegno dello stemma nel nostro codice non aveva
quella famiglia ancor avuta questa onorificenza per ag-
giungerla al proprio blasone.

4 Nella seconda parte soltanto fu riferito dall'ArPEL
questo ricordo epistolare; e non da questo nostro codice,
ma sibbene da altro non dissimile, ossia dal Yaticano
notato 4786. Il documento in quest'altro codice è scritto
pure per intiero e con caratteri più antichi ed insieme
con più latinesca grafìa. Forse taluno potrebbe pensare
che il nostro fosse esemplato su quest'altro; però alcune
varianti non indifferenti esaminate dal eh. cav. Salvo a
ciò si opporrebbero. Attendiamo gli studi del rilodato
prof. Mestica, che fu interrogato sul documento che ci
ricorda il Coluccio Salutati, e fece rispondere che quel
testo era ignoto a lui ed anche al eh. Novati.
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