Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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DEL RITRATTO DI FRANCESCO PETRARCA 241

(jiadrci ben che al presente forse altra cura te stringe di partire, questi brevi et pochi versi
affettuosamente ti preghano, che arrestati al quanto ad (sopra rasura) l'intelletto gli guardi
et quanto in essi si contenga con diligentia consideri, poi che otioso un' altra volta non minor
desiderio alleger questa opera te inviti. Queste rime ad litteram fumo sumpte dal originale
del Petrarcha, et con quello fidelmente scontrate del quale a tua informatione, si come di
felice et riccho tesoro, rimase herede il magnanimo et gradito signore di Padova il quale di
poi per sua humanita come gratioso signore si degno mandarlo per dono singolare et grande,
al facundissimo Poeta M: Coluccio Salutati 1 Cancellieri in quei tempi della Magnifica Co-
munità di Firenze. Questo partendoti Amico karo asscc molesto c'era, che tu non dovessi o
noi volessi sapere — va sano.

Un'altra notizia e di altra scritta ben diffìcile a decifrare si legge al fol. 9° dopo l'in-
dice, della quale trarremo quanto ci fu possibile raccoglierne facendo studio comparativo
tra le forme della scrittura in varie parole. Quinci almeno si avrà una memoria del libro
con una data certa appostavi fin dal principio del secolo xyi.

questo libro o fatto scrire (?) Io pro ab..tte da mo... de ghu... por portarlo a lo mo...
questo anno 1516 —

Damtte et petrarcha molti) anni si afatichorono In compore questi sonetti e lo molti/ anni

ho studi atti per amore al tro A. b. b. e. b. p. p. d. A. S. e soma pazia ad amar donna

di qualunque sortta sia.

Proposte queste memorie alle ricerche degli amatori veniamo al nostro ritratto, che fu
eseguito per adornare il nobile volume. Come questo vediamo andar fregiati di imagini anche
altri ben adorni codici del nostro e di altri famosi scrittori, che qui sarebbe facile, ma non
necessario di registrare.

Accennammo già che quel foglio che ora, ed anzi fin dal tempo di Fulvio, forma il
risguardo bianco del libro, dovea essere in origine ripiegato dopo l'indice, e così dovea darci
l'ultimo foglietto del quinterno in pagine 20: quinternetto aggiunto innanzi al testo petrar-
chesco. Stimando quindi che il codice, come apparisce dal carattere e dalle memorie, sia
trascritto nel secolo xy, e forse dall'originale, come dice la lettera, 2 e ciò seguisse a Padova,
si potrebbe credere che poi venisse a Firenze e ricevesse lo stemma degli Albizzi.

Ma bene osservando facilmente sorge il dubbio che nella copia fatta a Padova lo stemma
non fosse originalmente quello che ora si vede. I forti colori e le dorature entro l'ornamento
blasonico non sembrano consoni a quelli degli altri ornati. Di più guardando a traverso la
luce, pare vi fosse nel mezzo del campo una fascia traversa che formava parte di un diverso
blasone originale. Su questo campo di poi, a forti e grosse tinte si sarebbe sovrapposto quello
degli Albizzi. Sappiamo come allora, quando (anno 1388) i Carrara furon spotestati della
signoria di Padova, fu tolto anche il loro stemma dai manoscritti portati a Pavia.3

Ma, ciò che a voi sembra certo e così pare anche a me, questo ritratto per la sua pre-
cisione e sicurezza addimostra essere stato eseguito fedelmente sopra un originale preso dal

1 II celebre letterato Coluccio Salutati ebbe tal carica
dall'anno 1375 e morì nel 1406.

2 Criticamente esaminando il documento del nostro
codice si deve anche sottilmente osservare che le sue
parole ci dicono, riguardo al testo rappresentato dal
libro: queste rime fumo sumpte daloriginale del Pe-
trarcha, et con quello fidelmente scontrose. Però queste
stesse parole non sono ineluttabile argomento che il testo
del cod. 3198 provenga immediatamente e senza varietà
dallo scritto originale del poeta. E siccome quel docu-
mento si vede esser stato tolto di peso e trascritto qui
da un altro più antico esemplare, non può ritenersi che
come una buona copia presa altronde. Forse si vorrà cre-

Archìvio storico HtlVAvte, Serie 2", Anno I, fase. IV.

dere che questo più antico esemplare ci sia rappresen-
tato dal cod. 4786, ma si può dubitare se eziandio questo
codice sia esemplato da un altro. Che anzi riguardo
al testo petrarchesco de' due manoscritti il detto Salvo,
facendo qualche comparazione, diceva non credere che
l'uno derivasse dall'altro a motivo delle varianti che vi
si riscontrano. Noi lasciamo integra la questione agli
eruditi, che si occupano della critica testuale pel nostro
lirico.

3 Così pure con altri notò Otto Eduard Sciimidt, Die
Visconti und ihre Bibl. zìi Paria nella Zcitschiilt iiir
Gesch. and Polit., 1886, pag. 456.
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