Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

Seite: 246
DOI Heft: 10.11588/diglit.19207.25
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19207.28
DOI Seite: 10.11588/diglit.19207#0255
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1895/0255
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
246

A. RUBBLANI

più utile per le opere tratte in una materia così volgare come Ja creta. Il colore e l'oro
erano i soli aiuti invocabili alla forma.

L'Onofri in questo monumento ha ripetuto quasi il sarcofago del vice legato Nacci, da
lui eseguito venti anni prima. Gli stessi piedi grifonati, la stessa conchiglia alata, gli stessi
sopporti intermedi, nella parte inferiore; e nella sponda i medesimi medaglioni con figure,
allacciati insieme nella stessa guisa. Nei medaglioni della tomba Busi, cominciando a destra,
le mezze figure rappresentano Enoc, Elia, Mose e Geremia. Mose ha le tavole per essere
distinto; gli altri portano scritto il nome nei filatterii che reggono in mano secondo l'antica
consuetudiue. Sono figurine di una modellatura arguta, fine, pittorica.

Il Busi, in abito da dottore canonista, giace sul sarcofago in dignitoso adagiamento
di corpo morto. La testa, con sapiente semplicità modellata, rimane in un atto troppo dissi-
mile dal ricadere o dall'irrigidire di cosa morta. Castigata naturalezza nelle movenze dei
drappi funebri. Un'elegante trabeazione, nel cui fregio è incisa la epigrafe, ricorre sotto il
sarcofago e ricorda le belle architetture disegnate dai pittori dell'epoca. E sotto alla
trabeazione un gruppo di due chimere o genii bicaudati, che reggono lo stemma dei Busi,
termina a goccia il monumento. Di questo tipo di mostri l'Onofri si era compiaciuto ancora
nel fregio della tomba Nacci in San Petronio.

L'originale fantasia e la nitida modellatura dell'Onofri offrono di se un altro specioso
documento in questo a goccia, dove però l'eleganza e il gusto sembrano un po' contrariati
dal naturalismo soverchio da lui cercato nelle spire e nella epidermide dei rettili.

L'Onofri non ha lasciato la sua firma in quest'opera. E fra le altre, solo nell'ancóna
ai Servi egli incise: 1503 Vincentius Onofrius bon. f. Non mi è noto dove l'Orlandi e il
Lanzi abbiano lette le altre varianti del suo nome che essi danno : Vincentius Nufrius bon. f.

Vincentius de Honufriis — Vincenzo da Bologna. Nessuna scultura di lui è segnalata
fuori di Bologna.

D'ora innanzi la piccola chiesa di Santa Maria del Poggio presso Persiceto (linea Bologna-
Finale, 5 minuti dalla fermata: Poggio), ben affidata all'intelligenza dei gentili proprietari
marchesa Maria Sassoli-Boschi e marchese Tommaso Boschi, potrà entrare utilmente nell'iti-
nerario dei ricercatori diligenti di cose della Rinascenza.

A. Rubbiani.
loading ...