Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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COSTANZA JOCELYN FFOULKES

stomo a Venezia, ed egualmente colla cosiddetta Fornarina della Tribuna, benché non si
possa asserire che rappresenti la stessa persona quale quest'ultima. Secondo il catalogo
questa effigie fu stampata da Enea Vico nei primi anni del Cinquecento, come ritratto di
Vittoria Colonna, e nel 1650 da Hollar sotto la stessa denominazione. La pittura ebbe a
patire molto dai restauri moderni ad olio, ma non possiamo far a meno di riconoscere la
sua autenticità e di porla fra le opere dell'età fresca, ossia fra gli anni 1510-1512, mostran-
dosi tuttora scevra da ogni influenza di Michelangelo (fìg. 17a).

La Sacra Famiglia (n. 116) di lord Northampton è una copia alquanto diversa dal-
l'originale della Galleria di Napoli; la maniera di dipingere rivela che il copista fu un
pittore spagnuolo; a Toledo si dice esista un'altra copia dello stesso genere. Anche la Visita-
zione è copia fredda e poco aggradevole dell'originale del Louvre, e il n. 223 è troppo ri-
modernato perchè si possa ravvisare ancora la mano di Sebastiano.

*

* *

Lorenzo Lotto, come già abbiamo avuto occasione di osservare, fu rappresentato nella
New Gallery cori una piccola tavola dei suoi primi anni, cioè come vogliono alcuni del 1498;
quanto al suo tempo maturo, s'ebbe occasione di incontrarlo in due splendidi ritratti cono-
sciutissimi. Uno proviene da Hampton Court e fu già attribuito al Correggio, ma dopo una
pulitura fu scoperta la firma del pittore: « Laurentius Lotus 1527 ». È questo il ritratto di
Andrea Odoni, già nominato nel 1532 dall'Anonimo morelliano,1 e più tardi anche dal
Vasari. Il ritrattato è persona poco simpatica, e l'incanto del ritratto, che non è da negare, è
da cercare precipuamente nella sottigliezza del lumeggiare, nella meravigliosa armonia delle
tinte fine e grigiastre, non che nella pittoresca disposizione delle singole parti. L'altro, un
ritratto di donna, è conosciutissimo, essendo stato esposto durante l'estate nella Galleria
Grafton. Secondo il signor Berenson (vedi Lorenzo Lotto, pag. 239) dev'essere riferito agli
anni 1529-30, e aggiunge pure l'interessante osservazione che l'incarnato nel ritratto è di
una qualità che richiama quasi Alvise Vivarini. Pare che dopo molti anni il Lotto, in questo
particolare, avesse fatto ritorno momentaneamente alla maniera del suo primo maestro, ma-
niera che fu anche la sua nei suoi primi anni.

XI.

A poca distanza dalla Lucrezia un altro ritratto muliebre portava pure il nome del Lotto,
ma ogni tratto vi rivela una maniera ben diversa dalla sua e certamente non raggiunge
di gran lunga il maestro veneziano. Il disegno, il concetto, e, specialmente, il fondo dove
sono introdotti fiori e foglie, richiamano alla mente un ritratto in casa del marchese Fas-
sati a Milano (fìg. 18a e 19a).

Il vero autore fu scoperto da un conoscitore inglese, paragonandolo colla fotografia del
suaccennato ritratto a Milano, e non v'è dubbio che ha ragione nell'attribuirlo al cremo-
nese Giulio Campi. La maniera, ancora assai dura e timida, ci fa sospettare un periodo
giovanile.

Di tempo più avanzato, quando Giulio stava sotto l'influenza del Romanino, si direbbe
un quadro piuttosto brutto attribuito a Paris Bordone e chiamato con poca ragione Alfonso
d'Este e Laura Pianti. In molti particolari ha relazioni colla cosiddetta «Allegoria» del
Museo Poldi a Milano, da tempo nota quale pittura dell'artista cremonese. I signori Crowe
e Cavalcasene fanno menzione del ritratto della New Gallery (Vita di Tiziano, voi. II,
pag. 462) nella categoria di opere incerte del Tiziano, e ricordano che fu venduto a Londra

1 Edizione Zanichelli, pag. 159.
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