Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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levò in alto, cinta di bei fulgori, e tanto vi rimase che il vescovo Ludovico di Romagnano
venne processionalmente col clero, e la ricevette nell'aureo calice che umilmente le pro-
tendeva ».

Il miracoloso avvenimento produsse tanta devota commozione nei Torinesi, che questi
non tardarono a voler ricordarlo con qualche solenne monumento d'arte; e già il 25 aprile 1455
i canonici della Cattedrale si adunarono per trattare « de facto tabernaculi fiendi prò te-
nendo dignius sacramentum corporis Domini nostri Jhesu Christi miraculose repertum », e
presero disposizioni per trovar la somma « que dari debet magistro Antlionio de Baynascho,
qui tacere debet dictum tabernaculum, usque ad centum ducatos precium dicti tabernaculi ».*

Le pratiche per procacciarsi il denaro durarono circa un anno e mezzo, ma ebbero un
risultato quanto mai soddisfacente. Infatti, il 4 settembre 1456,2 i canonici di nuovo « sta-
tuerunt et ordinaverunt fieri unum tabernaculum honorabile et sufficiens ad honorem et
reverenciam corporis Domini nostri Jhesu Christi inventi et positi in hac ecclesia », ma
questa volta non più per soli cento ducati, bensì «precio florenorum tercentum et ultra ».

Il 4 maggio 1459 il maestro Antonio Trucchi da Beinasco 3 aveva terminato il lavoro
ordinatogli, ma ricorreva al Capitolo pretendendosi « valde Jesus» dalla perizia « facta per
magistros qui stimaverunt dictum tabernaculum»; ed i canonici, «attento quod fecit dictum
tabernaculum bonum et pulcrum », diedero soddisfazione, almeno parziale, ai suoi reclami.

Allorché si stava demolendo l'antica Cattedrale di Torino per sostituirla con quella che
ancor oggi si vede, innalzata su disegno d'architetto toscano,4 il Capitolo fece intervenire
ad un'adunanza del 16 marzo 1492 il pittore Amedeo Albini da Moncalieri « ad faciendum
pactum de evulsione tabernaculi Sacramenti et tabule altaris maioris sancti Joliannis ».
Dopo d'allora non si ha più notizia certa del tabernacolo costrutto da Antonio da Beinasco
per contenervi l'ostia miracolosa.

La somma ragguardevole pagata a maestro Antonio e l'aurea età in cui questi viveva
autorizzano a credere che il tabernacolo esser doveva opera bellissima, ma nessuna memoria
è pervenuta a noi della sua forma, degli ornamenti che lo decoravano, e nemmeno della
materia ond'era composto.

Al Promis 5 bastò che il solo scrittore relativamente antico che ne abbia fatto menzione,
Agostino Bucci,6 lo dica «un ricchissimo tabernacolo», per dedurne che questo «fosse di
marmo bianco e fregiato d'intagli e di bassirilievi », e che le spese di ferramenti, calce,
mattoni e sabbia fatte da maestro Antonio « in principio, quando fundabat dictum taberna-
culum », si riferiscono « ad un nucleo di muratura ed agli arpioni che affrancavano i rive-
stimenti marmorei».

1 Carlo Pkomis, op. cit. — Ferdinando Rondolino, Il
miracolo del Sacramento ; Torino, 1894 — Sanna Solaro,
Il miracolo eucaristico; Torino, 1894.

'-'11 PROMrs, op. cit., pag. 11, parendogli che questo
documento dovesse precedere quello del 25 aprile 1455,
s'arbitrò di sostituire al millesimo 1456 quello 1454; e
siccome in ciò era incomodato dall'indizione, cambiò
anche l'indizione, ma, per suo castigo, ne appose una
che non concorda affatto con l'anno 1456.

3 Beinasco è terra a pochi chilometri da Torino.
Ferdinando Rondolino, op. cit., pag. 62, pubblicò un altro
documento in cui è menzionato il Trucchi : è un brano
del testamento, in data del 10 ottobre 1468, di Ludo-
vico di "Romagnano, vescovo di Torino, per il quale
questi fa un legato di 400 scudi d'oro da impiegarsi

« in fabrica duorum sepulcrorum fiendorum in ipsa ec-

clesia cathedrali infra altare magnuin et capellam

sanctorum Stephani et Catliarine et post tabernaculum

iuxta ordinata et designata per magistrum de Beinasco,
videlicet unum prò quondam Aimone eius patruo et
predecessore antistite, et aliud prò reverendo domino
episcopo moderno », cioè per se stesso. Il Rondolino
interpreta che il Trucchi avesse ordinato e designato
il luogo in cui dovessero sorgere i due mausolei. A me
sembra invece che la frase «iuxta ordinata et designata
per magistrum de Beinasco » si riferisca al tabernacolo
da lui costrutto, e che dopo la parola « tabernaculum »
si debba sottintendere « factum ».

4 È tuttora insoluta la questione se autore di quel-
l'edifizio sia stato Baccio Pontelli oppure Meo da Caprino.

6 Op. cit., pag. 15.

6 II solenne battesimo di Filippo Emanuelle, ecc. ;
Torino, 1587, fol. 26. Confessa lo stesso Promis non
esser molta in questo caso l'autorità del Bucci, il suo
libro essendo posteriore di un secolo alla demolizione
del tabernacolo.

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