Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

Seite: 280
DOI Heft: 10.11588/diglit.19207.25
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19207.31
DOI Seite: 10.11588/diglit.19207#0289
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1895/0289
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
280

10 non sono dell'avviso del Promis, e credo che il tabernacolo fosse, non già in marmo,
ma in legno, con figure scolpite a basso od a tutto rilievo e poi colorite, eleganti intagli
e fregi dorati. L'arte della scultura in legno era in quei tempi fiorentissima nelle nostre
regioni, mentre per contrario assai male vi si lavorava il marmo e la pietra, fuorché da ar-
tefici d'altre contrade. Le spese di muratura incontrate da maestro Antonio quando intra-
prese la costruzione del tabernacolo non contraddicono alla mia opinione, giacche mi pare
che, di qualunque materia si fosse il tabernacolo, per prepararne il collocamento in nessun
modo si sarebbe potuto fare a meno dell'opera del muratore.

Ho detto che dopo che il tabernacolo fu dal pittore Albini esportato dal Duomo, più
non si sa che ne sia divenuto. Tal'è pure l'opinione del Rondolino,1 ma ben diversa è
quella del Promis e, specialmente, del canonico Chiuso. Per ben capire la questione esami-
niamo i documenti.

Negli atti capitolari, in data dell'8 maggio 1509, si trova un pagamento fatto a «ma-
gistro Ambroxio de Mediolano scarpellino in deductionem custodie Corporis Christi, fìo-
renos VI, grossos VI». Poi al 1 i 10 giugno, allo stesso: «Pro integra solucione tabernaculi
Corporis Christi, inclusis florenis II eidem datis de mandato Capitoli, ultra scuta XX solis,
florenos II, grossos II». Ed al 6 agosto del medesimo anno: «Datum magistro Anthonio
pictori prò pictoriera 2 tabernaculi Corporis Christi, florenos XXX ». Ed infine al 25 agosto:
«Datum magistro Johanni Antonio pictori3 prò pictura hostii dicti tabernaculi, fiorenos 111,
grossos LX ».

Evvi in queste quattro partite — che son le sole che s'abbiano in proposito — una sola
parola che accenni all'antico tabernacolo costrutto da Antonio Trucchi da Beinasco? Una
sola parola che contraddica all'idea che il tabernacolo scolpito in marmo da mastro Am-
brogio da Milano ed ornato di pitture da mastro Antonio o Giovanni Antonio fosse un la-
voro completamente nuovo e non già un ristauro od un raffazzonamento? Sarebbero questi
documenti concepiti nei termini in cui sono, se si trattasse del ricollocamento del vecchio
tabernacolo dopo un intervallo di diciassette anni?

11 Promis, per giungere a dimostrare che il tabernacolo del Trucchi fu rimesso nel
nuovo Duomo, «poi ridato al culto ed abbellito di pitture», fu costretto ad arzigogolare,
in modo che fa torto alla sua fama, d'altronde altamente meritata, d'uomo dotto, sulle pa-
role «deductio» e «integra solutio », nei documenti dell' 8 maggio e del 10 giugno 1509,
le quali, secondo lui, significherebbero «il porre abbasso ed ordinatamente i materiali di
una fabbrica per poi ricostruirla»,4 laddove in realtà hanno il semplice e naturale signi-
ficato di pagamento a conto e pagamento a saldo.

Il canonico Chiuso non solo accettò l'interpretazione data dal Promis ai documenti
che concernono i lavori fatti da Ambrogio da Milano, ma credette d'aver ritrovato l'antico
tabernacolo di Antonio da Beinasco in un monumento di marmo esistente nel Duomo di
Chieri. Siccome di questo monumento avrò a ragionare fra breve, mi riservo a discutere
allora le probabilità della supposizione del Chiuso.

Quanto a me, trovo accettabile la conclusione del Rondolino,5 che convenga « ravvisare
nella custodia costrutta da maestro Ambrogio e dipinta da maestro Giovanni Antonio un
nuovo e modesto tabernacoletto posto sull'altare maggiore del nuovo Duomo per accogliere
la consueta eucaristia, anziché l'ostia miracolosa».

Dopo che nel 1492 il tabernacolo del Sacramento fu rimosso dal vecchio Duomo, non
restò più in Torino alcun monumento a ricordare il prodigioso fatto; nondimeno sempre
costanti si mantennero il pio ardore della cittadinanza e la sua fede nel miracolo. Nel 1509,
i decurioni del Comune, in seduta del 5 gennaio, statuirono « quod Sindici depingi faciant

1 Op. cit., pag. 68 e segg.

2 Cioè pictoreria, pittura.

3 II pittore Antonio ed il pittore Giovanni Antonio

sono senza dubbio una stessa persona.

4 Pag. 17.

5 Op. cit., pag. 66.
loading ...