Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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Non meno avventata è l'osservazione che Matteo Sanmieheli non potò più fare il mo-
numento funebre di Maria, quasi foss'egli morto prima del 1495.

Perdoneremo però volentieri al De Conti i mentovati errori in grazia della sua bella
azione di averci conservato una reliquia dell'« onorata e bellissima sepoltura». In Casale,
sotto il portico della casa clie fu sua, si vede tuttora il genietto con la fase inversa, ed a
questo frammento, per quanto si può giudicare da sì piccola cosa, non disdice l'attribuzione
a Matteo Sanmieheli.

Nella prima metà di questo secolo conservavasi anche dalla famiglia De Conti un altro
frammento di bassorilievo, in cui erano rappresentati in piccole dimensioni un uomo che
posa una ghirlanda sopra un teschio, una donna nuda simboleggiante la libera Yolontà che
passa sotto un arco, Dafne cambiata in lauro, Leda in cigno, ecc.; ma questo frammento
più non si sa dove sia. Il Litta, in fine alla sua genealogia della famiglia dei Paleologi,
ne diede un'incisione; ma per una svista nella leggenda fu scritto esser quello un fram-
mento della tomba di Maria «di Savoia», invece che di Serbia.

YIII.

Rimane dunque stabilito che il deposito nella chiesa di San Francesco, del quale intese
parlare il Vasari, è quello, ora scomparso, di Maria di Serbia. Carlo Promis, senza curarsi
d'investigare — cosa che non gli sarebbe stata difficile — se in San Francesco aveva esistito
un monumento attribuibile al Sanmieheli, girò la questione affermando arbitrariamente, e
senza addurre ragioni, che « il monumento lodato dal Vasari non era in San Francesco, ma
in San Domenico », e ch'esso è quello di Benvenuto Sangiorgio.

Chi sia veramente l'autore di questa tomba non appare da prove documentali; tuttavia
l'analogia che passa fra essa e le opere accertate del Sanmieheli, di cui più sopra si è
parlato, è tale che bisogna riconoscere che questo mausoleo non può essere ascritto ad altri
che a lui, e che il Promis, quantunque partito da un'ipotesi falsa, ha rettamente indovinato.

Benvenuto dei conti di Sangiorgio nel Canavese e di Biandrate nacque probabilmente
in Casale verso il 1450, ed attese dapprima allo studio della giurisprudenza; indisi ascrisse
alla milizia gerosolimitana, e fu tra coloro che nel 1480 si trovarono a difender Rodi dalle
armi di Maometto II. Tornato in patria fu dal marchese di Monferrato mandato a Roma
con due altri ambasciatori per complimentare il nuovo pontefice Alessandro VI, e nel 1494
in Germania presso l'imperatore, e poi, forse nel 1500, ebbe in patria la suprema dignità
di presidente del Senato. Ma egli è chiaro specialmente come autore di due cronache del
Monferrato, una italiana e l'altra latina, più volte stampate.1 Fece testamento il 24 ot-
tobre 1513 2 e morì l'8 settembre 1527.

Il monumento del Sangiorgio fino all'anno 1750 fu situato nel coro di San Domenico ;
presentemente trovasi presso la porta maggiore, a mano destra di chi entra in detta chiesa.
È notevole in esso la policromia architettonica ottenuta mediante l'incastro di marmi
di vario colore nel bianco marmo ond'è composto l'insieme. Per questa particolarità lo
zoccolo ricorda assai il fregio dell'oratorio di Torino e lo stilobate d'una tomba esistente
in Saluzzo, della quale si ragionerà in appresso. Nel basamento, in mezzo a due scomparti
nei quali sono rappresentati Sisifo che rotola il sasso ed Ercole che uccide l'idra, havvi la
leggenda: «secvli illecebre [| labores et vani || tates omnes || valete». Sopra il ba-
samento, in una nicchia, riposa la figura di Benvenuto con gli attributi di presidente del
Senato e di cavaliere gerosolimitano. L'epitafio, che negli altri lavori del Sanmieheli è sempre

1 La miglior edizione è quella stampata a Torino 2 Vincenzo Promis, Testamento di Benvenuto ili Sau-

ne1 1780 per cura del Vernazza, il quale premise alle gioryio, in Miscellanea di stona italiana, 1\, «517.
Cronache una sua bella vita del Sangiorgio.
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