Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

Seite: 296
DOI Heft: 10.11588/diglit.19207.25
DOI Artikel: 10.11588/diglit.19207.31
DOI Seite: 10.11588/diglit.19207#0305
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1895/0305
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
29G

ciano quando si vuol stabilire quale nella scultura sia Guglielmo e quale Bonifacio. Ma
qui sovviene in buon punto un fresco del santuario di Crea in Monferrato, dove i ritratti
dei due fratelli sono facilmente distinguibili; e così si arriva a riconoscere che nella lunetta
di San Domenico il marchese Guglielmo è a sinistra ed il marchese Bonifacio a destra. Il
giovane signore accanto a Guglielmo — non avendo questo Guglielmo lasciato discendenza
maschile — non può esser altri che il figlio unico di Bonifacio, chiamato anch'esso Gu-
glielmo. Ma, dirà alcuno, il giovane Guglielmo, essendo nato nel 1486, non conobbe mai
lo zio Guglielmo il vecchio, ed al tempo della morte del padre aveva appena sett'anni;
non potè dunque essere rappresentato con loro in età adulta. L'osservazione è giusta cro-
nologicamente; ma d'altra parte è noto che s'incontra nei secoli xv e xvi un numero con-
siderevole di esempi, che i commitenti d'una pittura o di altra opera d'arte si siano fatti
rappresentare insieme con persone già defunte.1 E questo è il caso presente. Concesso che
non tutti coloro che qui stanno effigiati furono contemporanei, può rimaner dubbio se la
donna sia Maria di Serbia, madre del giovane marchese Guglielmo ordinatore di questa

scultura, oppure Anna d'Alengon da lui
sposata nel 1508. Le mie preferenze sono
tutte per la prima ipotesi. Restano i due
frati: l'esser essi senz'attributi rende ma-
lagevole l'indovinare se siano San Dome-
nico con un altro santo del suo Ordine,
quale San Tommaso o San Bernardino,
oppure i due principali dignitari del con-
vento al tempo in cui fu fatta l'opera.
Decida chi vuole.

XII.

È noto come i più nobili scultori che
lavorarono in Yenezia non abbiano disde-
gnato d'esercitare il loro ingegno in qualcuna di quelle vere da pozzo che formano un orna-
mento così caratteristico delle calle e dei cortili dell'antica regina dell'Adriatico. Anche in
questo simile a loro, Matteo Sanmicheli lasciò in Casale, nel chiostro del convento di San-
t'Antonio, una di tali vere, elegante di forma ed accurata nella decorazione. La pianta è
ottagona, e negli scomparti verticali sono scolpiti in rilievo, alternativamente, un gran rosone
e le armi dei Boero, dei Biandrate di Sangiorgio e di due altre famiglie. Questa vera non è
di marmo, ma di pietra arenaria.

Attribuibili a Matteo sono pure due fasce ornamentali in marmo a pochissimo rilievo
che dovevano far parte di un monumento sepolcrale, ed or si trovano nello stesso convento
di Sant'Antonio. Su una d'esse si legge: « vitje yiaticum ».

Yèra da pozzo, a Casale Monferrato

XIII.

Secondo il Yasari, la «bella e fortissima città e castello» di Casale sarebbero «stati
fatti per opera e con l'architettura di Matteo Sanmicheli».

11 Della Yalle, nella nota 2 già citata, valendosi degli elementi somministratigli da Evasio
De Conti, contradisse alle parole dell'aretino, negando che Matteo sia stato l'architetto delle

1 Quest'uso durò sino abbastanza tardi. Così nel-
l'Armeria Reale di Torino si conserva un quadro che
mi sembra del pennello del faentino Ardente, dove

Carlo Emanuele I duca di Savoia e sua moglie Caterina

di Spagna sono rappresentati con Emanuel Filiberto,
il quale era morto più anni prima del loro matri-
monio.

2 Nell'edizione di Siena del Yasari, t. Vili, pag. 246.
loading ...