Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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anche solo rudimentalmente, nella storia dell'arte del Rinascimento per essere convinti,
dopo avere gettato uno sguardo sul monumento di Chieri, essere impossibile ch'esso sia
fattura d'un artista piemontese della metà del Quattrocento.

Descrivendo la suddetta icona lo stesso canonico Chiuso esce a dire: « Veggonsi ancora
due statuette di San Giuliano e Santa Basii issa che hanno venerazione in Chieri, ma sembra
non abbiano nulla a fare coll'edicola: nè stanno in propria dimora i due angeli che sono
sull' ultima estremità della copertura, con pericolo di cadere se loro non soccorressero leali,
che tengono preparate al volo ».

Ho ben esaminato le statuette di San Giuliano e di Santa Basilissa, e non solo mi
parvero appartenere all'icona, ed essere situate al luogo pel quale furono fatte, ma mi con-
vinsi anche che sono opera autenticissima del Sanmicheli. È però vero che, collocate così
fra cielo e terra, producono un effetto sgradevole all'occhio, ma tal difetto non ad altri è
imputabile che ai committenti. Questi infatti, col voler dappertutto rappresentati i loro santi
locali, mettevano bene spesso in serio imbarazzo i poveri artisti.

Quanto ai due angeli, non ne dispiaccia al Chiuso, ma essi sono benissimo a posto, mentre
per contrario è fuor di posto il suo scherzo. Angeli collocati in modo perfettamente identico
vedonsi in due altri monumenti del Sanmicheli, l'uno a Casale e l'altro a Saluzzo; nò si
vorrà opporre, m'immagino, che in tutti tre quei monumenti gli angeli siano stati così
messi in epoca posteriore da altri che dall'autore, che la sarebbe lina combinazione un
po' troppo straordinaria.

XYII.

Il tabernacolo or descritto più non serve che ad ornamento dell'altare-, per l'uso del
culto un altro se n'adopra, antico pure e anch'esso, secondo me, di mano del Sanmicheli,
ma di tutt'altra forma e di dimensioni modeste. È esagonale ed ha il coperchio a squame;
ai lati sono genuflessi due angioletti. La porticina è moderna.

Il Sanna Solaro 1 erroneamente credette questo tabernacolo lavoro di scultore moderno,
citando male a proposito il Bosio,2 il quale parlò non del tabernacolo ma della mensa
dell'altare.

XVIII.

Il grande ed il piccolo tabernacolo sono da me considerati come opere certe del San-
micheli. Ma in un'altra cappella dello stesso Duomo di Chieri, cioè in quella denominata
del Corpus Domini, fa mostra di sè un semplice ma delicatissimo lavoro, ch'io sto in
dubbio se debba attribuirsi a Matteo od a qualche altro lombardo che non gli è certa-
mente inferiore per merito, forse a quell'Antonio Carlone che scolpì il sigillo tombale del
vescovo Amedeo di Romagnano nel Duomo di Torino. È una lapide con due putti che so-
stengono l'uno lo stemma degli Scotti di Milano e l'altro quello dei Piossaschi. L'iscrizione ha
COSÌ: « D. O. M. || AGAMENNONI SCOLTO MODOTIEN. CiES. 1VR. j| ET FON. DOCT. CHERIV. || SVMO
CVM IIONORE || COLENTI FILII. P1ENTIS. || POSV. M. D. IX. KAL. ji APRIL ».

11 giureconsulto Agamennone Scotti, figlio di Beltramo, nacque in Monza, e nel 1460 fu
ricevuto quale borghese di Chieri, del qual luogo quattr'anni dopo fu eletto podestà. Lo stemma
dei Piossaschi, che si vede sulla lapide a riscontro di quello del defunto, dimostra che la moglie

1 Op. cit., pag. 12.

2 Memorie del Duomo di Chieri, pag. 107.
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