Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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ALESSANDRO VESME

cense ed arcivescovo d'Atene in parti bus, luogotenente e vicario generale dell'arcivescovo
di Torino nel 1521. Era stato lettor pubblico in Bologna e penitenziere in San Pietro di
Roma; fu sepolto in Cliieri in San Francesco colla effigie per metà scolpita in bassorilievo
di marmo; il suo corpo fu trasportato nel 1644 nella sepoltura dei Padri in sagrestia. Avendo
sul principio di questo secolo il signor Salussolia comprato il convento colla chiesa sud-
detta e vendutolo all'avvocato Allarmandola, demolita la chiesa, il predetto avvocato regalò
la lapide all'arciprete Francesco Tosco, raccoglitore di memorie patrie e disegnatore, col
patto che la collocasse in Duomo col nome del donatore, ma, per opposizioni in Capitolo,
il Tosco la pose nella sua sala con questa indicazione sul muro: Làpis iste erta bai ad fores
aedis S. Francisci an. 1802. L'arma presenta nella parete superiore tre piante di trifoglio.
Ecco l'iscrizione: Bernardino de Prato [| Minor, (piali Archiep. Athenar. || PsuU Gacm. Sum-
moque || Theologo Antonivs de Prato ! Nepos patruo lagena p. MDXXVII. XIIII Cai. Jan. ».

XX.

S'è veduto che nell'ordinato del comune di Torino del 7 aprile 1523 il maestro Matteo
Sanmicheli è detto residente a Saluzzo, « commorans Saluciis ». 11 Promis 1 ragionevolmente
suppone ch'egli là si trovasse a condur opere dell'arte sua, ma nulla sa indicare in quella
città che gli possa venir attribuito, essendo le sculture fatte fare dal marchese Ludovico I
in San Giovanni 2 patentemente di scalpello francese, e lamenta che si debba alle tante di-
struzioni accadute nei due ultimi secoli nel Saluzzese, come in tutta la regione subalpina,
che siano scomparsi i lavori del Sanmicheli.

10 credo che il Promis non conobbe le opere di marmo esistenti in San Giovanni al-
trimenti che per mezzo della scorretta litografìa inserta nel tomo 5° della Storia di Saluzzo
del Muletti o dell'incisione che si trova nel Litta; che s'egli, ch'era buon intenditore di cose
d'arte, avesse visitato di persona quella chiesa con l'annesso convento, non soltanto avrebbe
trovato che parecchie sculture non sono dovute ad artisti oltramontani, ma in alcune d'esse
avrebbe probabilmente riconosciuto la mano di Matteo.3

Opera eccellente di scultore italiano del primo quarto del Cinquecento è il mausoleo
del marchese Ludovico li, con la statua supina del defunto e le sette Yirtìi teologali ; però
in esso non si discopre alcuna delle peculiarità del maestro di Porlezza.4

Invece segni evidenti della sua maniera offre un monumento che trovasi nella così detta
sala del Capitolo, ed è la tomba che Francesco Cavassa innalzò alla memoria di Galeazzo
suo padre.

11 giureconsulto Galeazzo Cavassa, escito da una distinta famiglia di Carmagnola, andò
prima del 1450 ad abitare a Saluzzo, e nel 1464 vi ottenne la più alta carica di quel pic-
colo Stato, quella di vicario generale, che tenne sino al 1483, data della sua morte. Il mar-
chese Ludovico II chiamò a succedergli il monferrino Pietro di Cella; ma nel 1504, essendo
detto marchese morto in Genova mentre ritornava dall'infelice campagna contro gli Spa-

1 L'oratorio del Sacramento in Torino, pag. 56.

2 La chiesa di San Giovanni è talora chiamata di
San Domenico, perchè sino alla fine del secolo xyiii fu
uffiziata dai Padri Predicatori.

3 Sinora di nessuna delle sculture esistenti nel Sa-
luzzese, ch'io, con qualche speranza di non andar er-
rato, attribuisco a Matteo Sanmicheli, era conosciuto
l'autore.

4 Non sarà forse inutile, per giungere a scoprire

l'autore di questa e di qualche altra scultura nel Sa-
luzzese, il conoscere che Margherita di Foix nel 1518,
cioè prima che il Sanmicheli si stabilisse nei suoi Stati,
volendo far scolpire un mausoleo per i propri genitori,
lo fece lavorare a Savona. Cfr. Vittorio Poggi, / pre-
siditi avanzi del mausoleo di Gastone di Foix in Sa-
vona, in Miscellanea di storia italiana, tomo XXXI,
pag. 553.
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