Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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312 ALESSANDRO VESME

di profilo a sinistra, col capo coperto d'un berretto dottorale. In alto si legge: « fr. ca.
i. v. poctor mar.lis et asten. yicariys gnalis ».

L'altro ritratto è di forma tonda e rappresenta una donna, molto probabilmente Mar-

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gherita di Foix, in busto e voltata di profilo verso destra. E contenuta in una cornice pari-
mente di marmo e tonda, colla scritta: « margarita de fvxo marchionissa salvcia-
rvm. md. ». Ma questa cornice, quantunque arieggi l'antico, è di fabbricazione moderna. A
parer mio, non sono da approvarsi siffatte pericolose contraffazioni e tanto meno l'apposi-
zione arbitraria di date e d'altre indicazioni che possono sviare l'incauto studioso.

Havvi eziandio in casa Cavassa, nel cortile, una balaustrata in marmo di stile non
molto dissimile da quello di Matteo; ma essa non è già opera di costui, bensì di Pietro
Lombardi, e proviene da Yenezia, dove or son circa trent'anni fu acquistata dal marchese
Emanuele d'Azeglio. E ben può dirsi un caso singolare quello che ha in tal modo, dopo
circa tre secoli e mezzo, riavvicinato le opere del nostro Sanmicheli e di uno di quei Lom-
bardi che, per quanto è lecito presumere, gli furono maestri in Yenezia.

XXII.

Oltre alle descritte opere di marmo eseguite per il vicario Francesco Cavassa, altre non
ne trovai in Sai uzzo che mi sembrino del Sanmicheli, fuor che un ornato sopra la porta
per cui dalla via di San Giovanni s'entra nel convento di San Giovanni, ed una grande
icona di marmo, applicata al muro al di sopra d'un altare nel coro del Duomo.

La forma di quest'icona è simile a quella d'un trittico del quale sia predominante la
parte centrale. Nei due scompartimenti laterali sonvi entro nicchie le statue di San Paolo
e d'un altro santo. In quello di mezzo sono scolpite le storie della Natività e delia Fuga
in Egitto, l'una sovrapposta all'altra. In alto, sopra la cornice terminale, sono goffamente
rappresentati due soldati dormienti, il cui gruppo serve di piedestallo al Redentore risor-
gente. Due angeli genuflessi collegano acconciamente la parte architettonica del centro con
quella dei fianchi.

Esaminando con attenzione quest'opera, si trova che la disposizione delle parti e la
composizione diffìcilmente possono venir attribuite ad altri che al Sanmicheli; ma l'esecu-
zione qua e là alquanto pesante e trascurata fa sospettare ch'egli v'abbia atteso in età già
molto avanzata, oppure che vi avesse gran parte un qualche suo collaboratore di gusto
men raffinato.

XXIII.

Nel 1522 il saluzzese Antonio Yacca, vescovo di Nicomedia, essendo tuttora in vita, fece
scolpire per sè e per il già morto suo fratello Bernardino, vescovo d'Ascalona, il cenotafìo
visibile nella navata destra del Duomo di Saluzzo. Le statue a mezza persona e congiunte
dei due prelati sono lavoro così grossolano che non lo ascriverò certamente al Sanmicheli.

Il Muletti1 ci lasciò memoria della tomba, altra volta esistente nella chiesa di Sant'Ago-
stino in Saluzzo, che Pietro di Cella, lo stesso ch'era stato vicario generale prima di Fran-
cesco Cavassa, nel 1522 fece porre per sè, allora ancor vivente, e per il fratello Teobaldo
già deceduto. Yi si vedeva un'urna sorretta da quattro draghi alati, con sopra una statua
marmorea coricata. Ma essendo quel monumento scomparso in principio di questo secolo,
ora è impossibile giudicare se esso fosse tale da doversi mettere all'attivo del Sanmicheli.

Lo stesso è a dirsi d'un altro sepolcro, anch'esso da molt'anni non più in essere, ricor-

1 Tomo VI, pag. 69.
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