Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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RECENSIONI

e che, se fosse rimesso in buon ordine, parrebbe
forse migliore di quello che appaia ora alla nostra j
signora. Quanto al ritratto, rammentante, come ben
osserva, le sembianze della figura creduta d'Isa-
bella d'Este in una tela del Costa (già decoro
del suo gabinetto a Mantova, e ora al Louvre), a
Hampton Court viene dato senz'altro al Perugino,
laddove dal nuovo Catalogo ragionato certo con mag-
giore criterio viene indicato quale opera del Costa.

Da Ferrara venendo al Correggio, vi è per lo
meno un' opera vera, viva e lucente da addurre, ed
è la Sacra Famiglia a mezze figure, ora illustrata
nella bellissima pubblicazione concernente le scuole
di Ferrara e di Bologna, quali ebbero a figurare in
apposita esposizione a Londra l'anno scorso, dove
parecchi dei quadri di Hampton Court qui ram-
mentati erano stati depositati in prestito. Bene
rileva in detta Sacra Famiglia il nuovo Catalogo
l'influenza tuttora sensibile di Dosso Dossi, tale
quale apparisce pure, si può ritenere contempora-
neamente, nel Riposo in Egitto della Tribuna degli
Uffìzi di Firenze.

Ci piace poi di riprodurre qui per la prima
volta, da una fotografia, un' altra tela della stessa
raccolta (fig. 3), quella cioè a dire di una Santa Ca-
terina, che viene giustamente indicata come « una
delle ultime opere del Correggio, molto raffinata, e
di sentimento quasi moderno ».

Nel settimo capitolo sono illustrati solo due qua-
dretti di Pietro Longhi, il contemporaneo e com-
paesano del Goldoni, alla natura del quale egli
corrisponde nel ramo suo. « Sono, soggiunge, due

piacevoli esempi della maniera tenuta dal Longhi
nel rappresentare la vita contemporanea di Vene-
zia, pieni di garbo e di humour come interpreta-
zione, di delicatezza e di sentimento come tono ».

Viene da ultimo, come chiusura della galleria,
il magnifico e grande fregio del Trionfo di Cesare,
di Andrea Mantegna, già decorante una sala del
palazzo di S. Sebastiano a Mantova. « Questa serie
di nove dipinti sarebbe, osserva, non solo il più
elevato possesso di questa raccolta, ma il più ma-
gnifico capolavoro di un maestro italiano in qual-
siasi galleria, se fosse tuttora quello ch'era in altri
tempi. In origine certamente dovette spiegare tutto
quello che il Mantegna possedeva in fatto delle più
eminenti qualità, il suo apprezzamento dell'antico,
la sua maravigliosa facoltà di ricostituirlo, il suo
sentimento del bello, e il suo intendimento per quel
che concerne la decorazione. Ma l'opera qual'è ora
non è nulla più che il menu di uno splendido ban-
chetto ».

Infatti tutto vi è stato miseramente sfregato e
ridipinto (si trattava di un dipinto a tempera dolce)
tanto che nell'intera serie «non rimane forse più
di una dozzina di pollici quadrati in cui la mano
del Mantegna apparisca tuttora visibile ».

Fortunato in confronto il Duca d'Aumale, il
quale nella sua raccolta di Chantilly possiede fra
i suoi disegni di maestri antichi un foglio a penna,
nel quale vedesi sempre la mano genuina del mae-
stro! Poiché è uno studio per una parte del Trionfo
lo diamo qui riprodotto nella figura 4.

Gr. F.

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Domenico Gtnoli, Direttore responsabile

Roma - Tip. dell'Unione Cooperativa Editrice, via di Porta Salaria, 23-a.
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