Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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344 IGINO BENVENUTO SUPINO

nel 1349. I documenti infatti sin qui pubblicati ci dicono che maestro Nino di maestro
Andrea, capomaestro dell'Opera, rimase in quest'ufficio dal 19 del mese di luglio al 17 di
novembre del 1349; ma poiché è probabile ch'ei fosse a Orvieto anche prima, insieme col
padre suo, così la permanenza di lui in quella città può stabilirsi a soli due anni. Ma sotto
Nino, aggiunge lo storico dell'insigne monumento orvietano, intorno al 1350, a custodire
degnamente il Miracolo del Corporale, s'innalzò la nuova cappella,1 e il Milanesi ci dice che
a lui e al padre si debbono attribuire i più bei bassorilievi della facciata, giudizio confer-
mato dai signori Cavalcasene e Crowe, i quali assegnano alcune parti di quelle sculture ad
Andrea e al figlio, specialmente la scena rappresentante Adamo ed Eva: «perchè», aggiun-
gono essi, « giammai prima d'allora fu riprodotto il nudo con pari originalità ed energia, nò

10 s'incontra simile che più tardi in sculture, le quali sentirono l'influenza giottesca».2

Nelle carte pisane, minori sono le notizie: abbiam trovato che nel 1358, il 15 di maggio,
gli Anziani ordinarono il pagamento di un fiorino d'oro a Nino orefice, quondam, magistri
Andree de Cappella Sancti Laurentii de Rivallo— prò actatura quam fecit de una tuba de
argento pisani Comùnis,3 e sappiamo che nel 1359 fu dato incarico agli orefici Coscio del
fu Gaddo, Nino del fu maestro Andrea da Pontedera e Simone detto Baschiera di fare le
insegne dell'Opera del Duomo smaltate di dentro e di fuori, e di fermarle alla tavola con
figure, agli stessi artisti ordinata per l'altare del Duomo, i quali dovevano obbligarsi a dar
compiuto il lavoro nello spazio di otto mesi.4

Altre notizie ci ha lasciato il Bonaini. A Nino dava ordine il Dell'Agnello, che fu
primo ed ultimo doge di Pisa, di preparargli il sepolcro: e quest'opera fu posta all'esterno
della chiesa di San Francesco presso la porta per la quale andavasi al primo chiostro. Ma

11 lavoro non fu pagato, e gli Anziani con loro provvisione dell'8 dicembre 1368 delibera-
vano che venissero dati ad Andrea, figliuolo del già Nino scultore, o altrimenti a Tommaso
per il nipote, venti fiorini d'oro per ciò che restava ad avere del prezzo del sepolcro, che Nino
aveva lavorato per il doge. Cosicché la morte di Nino era già avvenuta nel 1368. Ma se
poche sono le notizie che ci rimangono, non poche e di non poca importanza sono le opere
di lui, le quali o pel nome ch'egli vi pose o pel carattere si possono ritenere autentiche.

II.

Scrive il Yasari che il suo primo lavoro fu in Santa Maria Novella, « perchè vi finì di
marmo una Nostra Donna stata cominciata dal padre, la quale è dentro alla porta del fianco,
al lato della cappella de' Minerbetti» ; e il Milanesi aggiunge in nota, che « fece in essa ciò
che dal padre non sarebbesi fatto. Nel dar morbidezza alle carni, dice il Cicognara, ei vinse,
sin da questa prima opera, tutti gli altri della scuola».5 Oggi l'immagine è sotto l'arco del
monumento a fra Aldobrandino Cavalcanti, nella medesima chiesa, e porta il nome nello
zoccolo: NINUS MAGISTRI ANDREE DE PISIS.

Piena di grazia, mossa la persona con quel movimento così naturale in chi sorregge un
bambino (movimento che si ripeterà costante in tutte le altre sue opere, e derivato dalla
Scuola di Giovanni Pisano), la Tergine è diritta in piedi volgendo lo sguardo ni Figlio; e si
compiace di scherzare con lui, che tende la mano per prendere un uccellino da lei tenuto
nella destra chiusa. Naturali e ben rese le pieghe, sapientemente disegnano il corpo elegante
e flessuoso, e il Bambino dalla testa caratteristicamente infantile e sorridente, dalle guancie
piene, dalla bocca aperta, mostra nell'evidenza dell'atteggiamento e nella espressione di desi-
derio del volto tutta l'abilità e il sentimento dell'artista pisano. Il motivo noi lo ritroveremo

1 11 Duomo d'Orvieto, pag. 71, 170.

2 Storia della pittura, voi. I, pag. 232.

3 Arch. del Capitolo, filza F, c. 11.

4 Tanfani, Santa Maria di Pontenoro, pag. 100, nota 1.

5 Vasari. Ed. Sansoni, voi. I, pag. 494.
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