Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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arcaico, tradizionale; è duro e un po'stecchito nei movimenti, dalle pieghe accartocciate e
convenzionali; cosicché ci pare non esser lontani dal vero supponendo che in questa statua
specialmente abbia avuto parte il fratello Tommaso (certo meno abile artista di Nino, a
giudicarlo dall'opera che egli ci ha lasciato col nome suo), o qualcuno dei suoi allievi.

LA. VERGINE COL FIGLIO FRA SAN GIOVANNI E SAN PIETRO

(Nella chiosa della Spina di Pisa)

III.

Dove si ritrova la mano di Nino è nelle due figure che sono nella cappella del Rosario
a Santa Caterina, rappresentanti una l'Angelo annunziante, l'altra la Vergine annunziata,
le quali il Vasari vuole che il Nostro lavorasse per la chiesa ove attualmente si trovano, e
nell'anno 1370, quando cioè Nino era già morto.1 Furono queste invece scolpite per la chiesa
di San Zenone, antica badia dei Camaldolesi, e poi comperate col danaro dei Battuti di San
Gregorio, i quali ivi convenivano per le pratiche religiose. « Come tutte le Società dei Bat-
tuti », scrive il Bonaini, « così questa andò dispersa quando la Repubblica cadde. Ma venuto
il 1408, strettisi insieme i pochi che n'erano rimasti, disegnarono di tutti consecrarsi ad opera
santa; però chiesero ai Domenicani l'Oratorio del Santissimo Salvatore, fondato presso la chiesa

1 Vasari. Ed. Sansoni, voi. I, pag. 495.
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