Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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INTORNO ALLA PALA DELL'ALIAR MAGGIORE

DELLA CHIESA DI SAN NICOLÒ IN TREVISO

tayo osservando non ha guari nella Galleria di Brera
la grande pala d'altare n. 234, opera assai apprezzata
di Gian Gerolamo Savoldo (fìg. la).

Fermavano la mia attenzione la grandiosità e la
robustezza tizianesca della composizione, ed in parti-
colare il San Domenico che guarda estatico la Vergine,
assisa sulle nubi col Divin Salvatore in grembo, cir-
condata da un nimbo di paffuti cherubini.

L'oscuro profilo di quel Santo, che si stacca con
rara energia dal fondo terso e luminoso, mi richiamò
alla memoria il San Tommaso d'Aquino che si ammira
a' piedi della Tergine nella pala all'aitar maggiore della
chiesa di San Nicolò in Treviso (fìg. 2a).

Un esame più attento e minuzioso del quadro che avevo dinanzi mi fece persuaso che
lo stesso pittore, il Savoldo, deve avere avuto mano nelle due opere.

Eguali presso a poco le dimensioni; simile la composizione, colla differenza che nel
quadro di Treviso la Tergine siede in un alto trono sotto una cupola, mentre in quello di
Brera appare sulle nubi, fiancheggiata da due angeli.

Il disegno e l'atteggiamento dei due Santi presentano così spiccata analogia da far pen-
sare che si potrebbe sostituire una figura all'altra, senza turbare l'armonia dell'assieme.

A formare la mia convinzione contribuì la scarsa fiducia nelle varie ipotesi intorno
all'autore od autori della pala di San Nicolò, ch'erano a mia notizia.

Per tacere di quelli che, attratti da una certa affinità, di stile, credevano di avere sco-
perto in fra Marco Pensaben un pseudonimo di Sebastiano Dal Piombo,1 sembrava da ultimo
assodata e, sino ad un certo punto, giustificata dalle Registrazioni del convento di San Nicolò
l'ipotesi2 che attribuiva a fra Marco Pensaben il disegno e l'esecuzione della parte più
importante del quadro, e a Gerolamo da Treviso, figlio di Pier Maria Pennacchi, il suo com-
pimento, ed in particolare la marziale figura di San Liberale, patrono della città, nel quale
si diceva perfino ch'egli avesse ritratta la propria immagine.

Prescindendo dalla questione se e quale parte vi avesse'avuto il Pensaben, non sapevo
persuadermi che il secondo pittore fosse stato veramente il Pennacchi.

Dai registri del convento 3 risulta che, riuscite vane le indagini per rintracciare il Pen-

1 Padre Domenico Federici, Memorie trevigiane sulle
opere del disegno. Venezia, 1803, pag. 175.

2 Veggasi in questo stesso periodico, voi. Ili, pag. 435.

3 A maggiore schiarimento credo utile riportare le
Registrazioni del convento di San Nicolò relative ai
dipintori della paliw dell'aitar maggiore, completando
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