Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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IL PALAZZO DUCALE DI GUBBIO

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unici al mondo, del secolo xv, quali appunto si ammirano a centinaia nella meravigliosa
dimora dei Montefeltro.

Guardate la testa di quell'unico uccelletto nel fregio di Gubbio: chi mi sa dire a quale
razza di volatile appartenga?

Passando ora all'ingresso (tav. YII) del palazzo di Gubbio, del resto elegantissimo,
osserviamone gli ornati. Lo scultore clie vi operava teneva forse sott'occhio qualche modello,
od aveva un'idea abbastanza esatta dello stipite magistrale, intagliato ad Urbino dal famoso
Ambrogio Baroccio da Milano; ma non aveva di quell'artista ne la fantasia, ne l'abilita sua
per l'esecuzione di tali lavori. Ecco qui una parte della candelliera (tav. Vili) di uno dei
pilastri della scala d'Urbino. Se ne faccia il confronto. Tra i due lavori (intendo dire special-
mente della esecuzione), c'è quella distanza che noi troviamo sempre fra l'artista di genio
ed uno scarpellino paziente, appassionato dell'arte, ma poco abile e di mediocre ingegno.

Potrei nello stesso modo stabilire molti altri confronti, presentare molti altri esempi e
tutti in sostegno della mia tesi; ma non lo farò, contentandomi di mostrarne solo un altro
e poi concludere con esso. Come si potrebbe supporre, voglio dire, che alla bottega di Am-
brogio Baroccio, e sotto la sorveglianza del Lovrana, si producesse quella poverissima cosa
qual'è appunto il fregio (tav. IX) in codesto camino del palazzo di Gubbio? La riprodu-
zione fotografica del soggetto dice più e meglio di quanto sapessi dire io con la parola.

Ed ora, concludendo, mi lusingo di avere mostrato con chiarezza, almeno sino a prova
contraria, diverse cose di non lieve importanza; e cioè, che il palazzo ducale di Gubbio
deve credersi innalzato sul luogo di abitazioni preesistenti circa l'anno 1473, d'ordine del
duca Federico da Montefeltro e coi disegni di Luciano da Lovrana; e, infine, che gli scul-
tori che vi lavorarono non sono da confondersi con quelli che operavano ad Urbino, guidati
nell'opera loro, ricca e geniale, dallo stesso architetto.

E chi furono cotesti maestri finora ignoti che negli ornati del palazzo di Gubbio s'inspi-
rarono, senza raggiungerne la perfezione, alle composizioni splendide de'maestri d'Urbino?
Non lo so.1

È forse dessa occasione propizia per gli studiosi del luogo, i quali, istituendo nuove
ricerche, potranno rispondere alla domanda recando al tempo stesso nuovo e non lieve
contributo alla storia del ducato, al tempo del grande Federico da Montefeltro. Basti a me
frattanto di avere richiamata l'attenzione degli intelligenti e di avere posto sotto agli occhi
loro alcune parti di una tra le più belle costruzioni del secolo xv ; e ciò nella speranza che
altre voci si uniscano a quelle che da tempo gridarono, e ben alto, affinchè abbia fine, una
buona volta, lo spettacolo di sì fulgidi avanzi dell'arte nostra, lasciati ancora alla mercè
dell'ignoranza e del più sfacciato egoismo.

Si affretti il Ministero della pubblica istruzione a ricuperare il monumento dall'attuale
possessore ed avrà il plauso, non solo della riconoscente città di Gubbio, che rivedrà tornare
in onore e splendore una delle più belle sue gemme; ma di quanti sono, in Italia e fuori,
cultori ed amatori dell'arte.

Egidio Calzini.

1 Potranno esser forse artisti locali ? E di costoro
saranno pure opera le sculture dell'arco del palazzo dei
Conti della Porta e dell'atrio del palazzo Bebi ? E tut-
tavia notevole il fatto che gli artisti del luogo rifecero
— dopo il palazzo ducale — stipiti di finestre e porte
in pietra serena, nelle stesse proporzioni, con le stesse
sagome, da per tutto e per dei secoli. Ne ha ogni casa

a Gubbio. E tanto più è notevole questo fatto, se si
pensa alle costruzioni eugubine del tutto caratteristiche,
pure in pietra, che precedettero l'epoca ducale. Ciò av-
venne, non però in numero cosi rilevante, anche in altri
luoghi del ducato e specialmente ad Urbino, ove s'in-
contrano esempi frequenti in molte case di quell'arti-
stica e gentile città.
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