Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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RECENSIONI

Luca. Bkltrami. Ambrogio Fossano detto il Bergognone.

A cura dell'Ufficio regionale per la conservazione dei

monumenti di Lombardia. — Milano, tip. Lombardi,

mdcccxcv.

Questo volumetto di 140 pagine fa parte di una
serie di pubblicazioni da costituire nel loro insieme
un inventario artistico dell'arte lombarda, inteso a
stabilire e riordinare logicamente tutto il materiale
storico concernente gli antichi artisti di Lombar-
dia. L'autore ha voluto darvi principio scegliendo
a primo argomento uno dei più schietti rappresen-
tanti dell'età d'oro, intorno al quale non era per anco
stato fatto un lavoro che rendesse conto in modo com-
pleto di tutta la sua attività nella sua sfera d'azione,
con indicazioni di tempo, di luogo e di tante circo-
stanze diverse, utili a conoscersi, quali si riscontrano

ora appunto nel lavoro che prendiamo ad esaminare.

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E una rivendicazione dall'oblio, al quale ebbero
a condannare l'egregio pittore milanese non solo
il Yasari, ma anche la maggior parte degli altri
scrittori o cronisti del xvi secolo.

Procedendo con criteri rigorosamente storici,
nei Cenni sulla vita del pittore, il Beltrami viene
a costatare che la prima menzione ha luogo sotto
la data 1481, in un documento dove già viene
chiamato Magister Ambrosiiis de Fossano, filius do-
mini Stefani. La data della nascita sgraziatamente,
com'è il caso colla massima parte dei pittori lom-
bardi, non è nota, ne ci è stato tramandato chi
fosse stato il vero suo maestro. Così ci è gioco-
forza procedere alquanto al buio sul conto suo fino
al 11488, sapendosi che da quell'anno al 1494 si
dedicò principalmente ai pregiati suoi lavori a fre-
sco e sulla tavola, spettanti alla Certosa di Pavia.

A partire dal 1495 si trovano segnati dei pa-
gamenti per opere eseguite alla chiesa di S. Sa-
tiro in Milano. Al 1498 e 1500 si riferiscono delle
citazioni in rapporto coi suoi lavori a Lodi, al 1512
un istrumento rogato a Pavia, dov'è citato anche
col sopranome di Bergognone. In fine ci rimane la
segnatura della sua grande tavola dell'Assunta nella

Galleria di Brera colla data 1522, dove già appa-
risce alquanto fiacco ed esausto.

Scarsissimi essendo i dati biografici, non rima-
neva che da fare l'elenco delle sue opere, dal quale
risulta un quadro complessivo dell'attività spiegata
dall'artista. La suddivisione dell'elenco poi è fatta
in nove serie, secondo il criterio topografico il più
rispondente alle esigenze di un inventario. Quivi
nell'enumerare ciascuna opera l'autore non tra-
scurò di addurre tutti i ragguagli che la concernono,
incominciando dalla descrizione del soggetto e re-
lative dimensioni e venendo poi alle indicazioni
storiche intorno alle vicende passate, e da ultimo
alle citazioni presso gli scrittori più recenti, alle
riproduzioni grafiche, dove è del caso.

La prima serie contiene il ragguaglio di quanto
si trova o si trovava nelle chiese e negli edifici
religiosi di Milano. In proposito ci domandiamo se
non si sia infiltrata una svista là dove viene de-
scritta la tavola che vedesi nella chiesa di Santa
Maria presso S. Celso, accennandosi per figura di
donna genuflessa quella che dovrebbe essere, salvo
errore, di un giovine devoto, verosimilmente il com-
mittente del quadro, dove il costume del tempo
forse ha dato luogo all'equivoco.

Così pure non sapremmo trovare bene giusti-
ficata la riserva colla quale l'autore, trovando de-
bole, com'è di fatti, l'affresco in S. Ambrogio rap-
presentante Cristo fra i Dottori, vorrebbe vi fosse
del Bergognone soltanto la figura di N. S., mentre
il suo fare ci sembra visibile anche nel rimanente,
comechè alquanto avariato dal tempo, nè da rife-
rire alla sua età migliore. Che in una pittura a
fresco di un argomento circoscritto si abbiano a
distinguere due mani d'artisti diversi parrebbe di
per sè cosa poco probabile. 1

1 Fra le pitture spettanti alle chiese di Milano vi
sarebbe da citare anche una tavola di un S. Girolamo
inginocchiato, penitente, nella sagrestia di Sant'Eu-
storgio, dimenticata dal nostro autore.
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