Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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RECENSIONI

La seconda serie concerne i musei e le gallerie
pubbliche in Milano. Mentre la Pinacoteca di Brera
è la più riccamente fornita di opere del Borgo-
gnone, in quella dell'Ambrosiana viene segnalata
la grande tavola colla Madonna in trono circon-
data da angeli e da santi, come quella che, im-
prontata della più bella maniera grigia del Bor-
gognone, vuoisi ritenere de' suoi primi tempi, tra
l'anno 1480 e il 1490. La provenienza di questa
opera rimane tuttora da stabilire.

Porgono un discreto contingente anche le rac-
colte private di Milano, che sono contemplate nella
terza serie, non ostante l'esodo verificatosi all'estero
di più di una pregevole pittura dello stimato Am-
brosiano. E il novero di quelle rimaste dall'altro
canto avrebbe potuto essere accresciuto, se non ne
fosse sfuggita all'autore taluna, di ragione di alcune
case patrizie, delle quali forse non ebbe contezza.

Yie più ricca la rassegna delle opere fatte per
la Certosa di Pavia, dove il pittore seppe acqui-
starsi i maggiori titoli di gloria, mentre il nostro
scrittore alla sua volta prese ad argomento di spe-
ciale studio l'insigne monumento nella sua torìa
delia Certosa di Pavia, riccamente illustrata, edita
quest'anno medesimo in Milano da Ulrico Iloepli.

I cambiamenti operatisi nella Certosa, massime
in conseguenza della deplorevole manìa, invalsa
nei secoli scorsi, di trasformare secondo il gusto
del tempo gli altari, purtroppo furono fatali alla
conservazione di parecchie opere del Bergognone
nel loro posto di origine.

Vuoisi del numero la bellissima Madonna, di ma-
niera grigia, allattante il Bambino, ora nella Pina-
coteca Borromeo, 1 intorno alla quale il B. si esprime
nei termini seguenti: « Questa tavola, per la grazia
della composizione, l'eleganza del disegno e la tran-
quilla armonia del colore, è certo da considerarsi
come una delle opere più simpatiche del Bergo-
gnone: appartiene indubbiamente al periodo in cui
il pittore lavorava alla Certosa, giacche il trono
della Vergine è tutto ad intarsi alla certosina. I
motivi ornamentali, racchiusi fra le fascie a dise-
gni geometrici, costituiscono un argomento per con-
fermare al Bergognone l'opera del Coro della Cer-
tosa ». A questa tavola doveva andar unita in un
ordine savrastante quella che rappresenta il Re-
dentore benedicente, precisamente della stessa lar-
ghezza (di 62 centim.). E questa alla sua volta,
come nota il B., richiama, per certo suo motivo

1 Venne illustrata in questo periodico nel fase. 1X-X
dell'anno 1890.

prospettico, due frammenti di ancona, che furono
fatti servire di compimento di poi all'ancona di
Macrino d'Alba, sul 2° altare a destra.

Altri due frammenti in fine, dislocati nell'am-
bito della Certosa stessa, rappresentano i quattro
Dottori o Padri della Chiesa, in mezze figure (pag. 67),
dipinti sopra tavola, pure di eguale larghezza come
le ultime nominate, nelle quali sono dipinti i quattro
Evangelisti seduti.

Sarebbe interessante ora il verificare se questi
sei pezzi, eguali in larghezza a due a due, aves-
sero formato in origine una sola ancona e magari
quella dell'aitar maggiore della chiesa, in vicinanza
dei magnifici stalli, fatti probabilmente secondo i
disegni del Bergognone.

Apprendiamo di poi che doveva trovarsi nella
5a cappella di sinistra, dedicata alle due Sante Ca-
terine, da Siena e d'Alessandria, la tavola ora nella
Galleria Nazionale di Londra, dove .si vedono ap-
punto le dette Sante a destra e a sinistra del trono
della Vergine. Questa pala fu sostituita sgraziata-
mente da una del seicentista Francesco del Cairo,
allievo del Morazzone.

Così pure l'essere menzionata dal Priore M. Va-
lerio « una ancona con Santo Cristoforo e Santo
Georgio » 1 (dove rimarrebbe da supporre come sot-
tinteso che nel mezzo figurasse la Madonna) ci fa
di leggieri congetturare che provenisse dalla Cer-
tosa il trittico di soggetto identico e di bella ma-
niera che oggidì costituisce uno dei più pregevoli
capi della raccolta del conte Raczynski, depositata
nel National Museum di Berlino.

Preziosissima fra le opere pertinenti alla Cer-
tosa è quella del Cristo che porta la croce, seguito
da una schiera di frati in tuniche bianche, a stento
salvata da completa rovina, dopo essere stata ca-
sualmente ritrovata (pag. 81). E in proposito non
sappiamo astenerci dall'esprimere il voto che al-
l'onorevole Beltrami venga fatto di ottenere che
quel dipinto, ora collocato in una sala della civica
scuola di pittura in Pavia, dove da pochi viene
veduto, possa venire dalla medesima ceduto in de-
posito al Museo, istituito opportunamente nella Cer-
tosa medesima.

Anche dalle celle dei frati avvi a supporre siano
state asportate più di una tavola fatta per loro de-
vozione. Il B. rammenta quella che recentemente fu
acquistata dalla Pinacoteca di Brera (fig. 1"), ma ne
ommise un'altra, che vedesi ora a Roma nell'abita-

1 Vedi: Memorie di Matteo Valerio, nell'Archivio Sto-
rico Lombardo, anno VI.
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