Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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Merita invece speciale menzione la tavoletta con numerose figure, nella quale si rav-
visa il fare genuino di Lodovico Mazzolino, acquistata per 1600 lire dal cav. C. Benigno
Crespi. Davanti a un fondo di paese lucente e pittoresco si vede rappresentata col solito
colorito focoso, proprio dell'artista (che il Morelli ebbe a qualificare bene come una lucciola
fra i pittori) la scena della Resurrezione di Lazzaro, datata in un angolo 1527 Agosto.

È citata dal Lanzi nella sua Storia pittorica, il quale in proposito si esprime come
segue: «Nelle teste vi è molta vivacità ed evidenza, quanta pochi dei contemporanei ne
seppero collocare. Sono però prese dal naturale nella scelta sempre, particolarmente quelle
de' vecchi, che nelle rughe e nel naso tengono talora del carico. Il colore è cupo ».

Lo stesso signore acquistò alcune altre cose buone, v. a. d. fra gl'italiani una tavoletta
in forma di predella a chiaro-scuro raffigurante la Presentazione al Tempio. Non si sa-
prebbe dire per verità perchè vi sia stato applicato il nome di Gio. Ànt. Boltraffio, scolaro
di Leonardo da Yinci, pittore di cui si conoscono parecchi ritratti pregevoli ed alcune
pitture di Madonne, ma nulla di simile alla tavoletta indicata, nella quale, più che altro,
pare prevalga lo stile luinesco nelle graziose figure onde si compone.

Fra i pochi capi di origine forestiera egli acquistò poi un bel paesaggio olandese. Il
soggetto è quello di una pesca di notte tempo a lume di luna. E ben soggiungeva il cata-
logo, che tutto vi è dipinto con verità, fìnanco la nebbiosa atmosfera, quale suol essere nei
luoghi umidi durante la notte. Dove errava invece si era nel riferire le iniziali K. M., colle
quali era segnato, a Cornelio Molenaer d'Anversa, pittore fiammingo del xvi secolo, laddove
il paesaggio di che si tratta porta tutta l'impronta delle cose olandesi del secolo seguente,
improntate di quel loro simpatico colorito locale.

« Nicolas Molenaer (osserva un'autorità nota, cioè il Burger), confondu quelque fois
avec un Cornelis Molenaer, d'une generation antérieure — parce qu'il signe son prénom C.
ou Iv. (Claas ou Klaas, pour Nicolaas), et que cette initiale peut étre prise pour celle de
Cornelis ou Kornelis — est encore un sectateur des Ostade, d'Isack surtout, dans ses pay-
sages d'hiver ». 1

Questa confusione di autori omonimi infatti ha avuto luogo anche nel caso concreto,
come si può del resto confermare col confronto di altre opere del citato paesista.

Nell'unita figura 6 poi diamo riprodotta altra tavola da attirare l'attenzione degl' intel-
ligenti. È una Madonna col Bambino e San Giuseppe, nella quale i tipi delle figure chia-
ramente rivelano la creazione del dolce e soave bolognese Francesco Francia. Dato che l'opera
sia originale il prezzo di L. 2100 raggiunto all'asta è tenue, per quanto agli occhi dei visi-
tatori in genere apparisse lavoro un po' freddo e vuoto, da ascriversi forse all'età matura
dell'autore, nella quale le sue figure di Santi infatti sogliono acquistare un non so che di
convenzionale e di monotono, tanto nelle espressioni quanto nelle forme.

Quel che vuol esser osservato in proposito si è, che una composizione affatto analoga
a questa si trova nella Galleria Pitti, segnata col nome del pittore Iacopo de' Boateri. Questi,
a quanto viene riferito dal Malvasia nella sua Felsina pittrice, fu uno dei numerosi scolari
del Francia, gentiluomo bolognese di nobile e ricca famiglia. La quale circostanza forse
potrebbe spiegare come egli, da semplice dilettante, non avesse che copiato alla lettera una
composizione del maestro, in modo tale, che se non l'avesse segnata del nome si crederebbe
di quello.

Fra i Veneti non doveva mancare fra altri (come è quasi di prammatica) il grande

Giorgione, sotto il nome del quale si trovavano poste le due mezze figure qui riprodotte

(fig. 7), una giovane donna in atto di cantare e di accompagnare il canto col suono della

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chitarra, e un uomo giovane, riccamente vestito, che amorosamente la guarda. E un gruppo
fantastico e bene delineato, nel quale non si potrà negare assolutamente un richiamo a
quegli ideali che si sogliono considerare per giorgioneschi in genere, ma che dal misterioso

1 Vedi: Musées de la Hollande par W. Burger, II. Paris, 1860, pag. 268.
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