Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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di pennello, massime nel fregio dell'architrave, accennano per l'appunto ad una ornamen-
tazione scultoria.

Si potrebbe opporre, sulle generali, che come si sono salvati e giunsero fino a noi marmi
e medaglioni decorativi di quella porta, non saprebbe spiegarsi come la porta stessa, mas-
sime se di marmo o pietra, non sia stata conservata integralmente coi medaglioni stessi
e riprodotta a Carpiano tal quale; ma oltrecchè non è escluso che i pezzi maggiori di
quella porta non siano stati utilizzati dai monaci se non a Carpiano, in qualche altra
parte del tempio ed in opere diverse, può rimanere il dubbio che, come in molte opere
del primo Rinascimento, tanto 1' architrave quanto le lesene e i due timpani fossero di
terracotta verniciata in bianco, come nel rosone di Yigano Certosino o di un calcare fria-
bile, materiali destinati per se a deperire assai prima dei marmi, cosicché, riconosciuta
l'impossibilità di trasportarli altrove, non si utilizzarono di quella porta che i medaglioni
decorativi.

È in seguito a questi criteri che, nell'intento di meglio studiare i marmi della Certosa
di Pavia residuanti in Carpiano, e di dar loro una conveniente destinazione originaria presso
quel cospicuo monumento, sarebbesi fatto luogo ad un progetto teorico di ricostituzione dei
medesimi (fìg. 4!l) nella grande porta d'accesso a timpani rettangolari dal piazzale del tempio
al monastero certosino, già sussistente prima che si iniziassero i lavori dell'attuale palazzo
ducale.

Andrebbe in esso collocata nel triangolo del timpano superiore la cartella marmorea
con i due puttini già tenenti fra di loro l'effigie del fondatore della Certosa, e benché per
le dimensioni sue si possa arguire che le teste dei due puttini togliessero ed oltrepassassero
la cornice dei due timpani, va notato che di ciò non si preoccupò menomamente l'Omodeo
anche nelle due porte maggiori della navata trasversale del tempio, ove altrettanto osservasi
per le figurine scolpite ad alto rilievo fra i due timpani.

I due medaglioni maggiori con gli angeli oranti e la scritta GRA CAR troverebbero il
loro posto naturale nel fregio maggiore dell'architrave al disopra delle due lesene, e fra di
loro starebbero incluse, con bella simmetria, le due medaglie con le iscrizioni superiormente
di FORTIA e CHARITA.

Le altre due medaglie affini a queste ultime, ma senza scritta, decorerebbero in-
vece le due lesene della porta a metà della loro altezza, e rimarrebbero ad adornamento
dei piedistalli le medaglie iconiche minori in serpentino d'Oira anziché in marmo di
Carrara.

Certo, dubbii e difficoltà non mancano alla ricomposizione da noi tentata, e così la
tavola marmorea sotto l'androne del castello o Grangia di Carpiano ne sembrerebbe dovesse
meglio figurare al disopra della porta ed isolatamente, anziché nel triangolo sotto il timpano,
e ci parrebbe altresì sarebbesi meglio usufruito di quei medaglioni disponendoli in modo
più variato ed artistico come, per esempio, nello schizzo riprodotto nella fig. 5a, analogamente
a quanto può vedersi tuttora nelle due grandi porte dell'Omodeo della navata trasversale
del tempio; ma si è appunto per non staccarci troppo dall'unico elemento che abbiamo per
una presumibile ricostituzione di quell'antica porta d'accesso al chiostro, che è il dipinto
del Borgognone, che riescirebbe preferibile tentarne la ricostituzione, senza alterare le linee
generali, della porta a timpani rettangolari chiaramente visibili in quella pittura della fine
del xv secolo.

Che se al puro e corretto gusto dell'arte può riuscire disaggradevole l'inclusione di
medaglioni nel fregio dell'architrave, se non a mezzo delle lesene e nei due basamenti, già
noteremo che tale espediente artistico essendo stato adottato dall'Omodeo nelle due porte
citate, aprenti il passo dal tempio alla sagrestia vecchia ed al lavabo, che pur sono di mag-
gior mole ed eleganza, poteva essere stato tanto più da lui messo in atto per una porta
di dimensioni non comuni certamente anche dal disegno del Borgognone, ma di non so qual
grave e decorosa semplicità, quale si conveniva all'accesso di un chiostro certosino.

Archivio storico dell'Arte, Serie 2", Anno I, fase. VI. ^
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