Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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LE MAIOLICHE DEI DELLA ROBBIA

NELLA PROVINCIA DI PESARO URBINO

està bellissima e gentile arte delle terre cotte invetriate
che prese il nome da Luca della Robbia, suo primo
inventore, non era fino ad oggi esattamente conosciuta
nei suoi particolari, nella sua potente evoluzione arti-
stica, nei suoi progressi e nei suoi decadimenti, da non
meritare nuovi studi oltre quelli che in questi ultimi
anni si sono pubblicati da vari eruditi e da cultori
dell'istoria dell'arte, anche in questo Archivio Stori co.
Per la qual cosa non credo di far qui lavoro inutile, se
in un solo studio mi propongo d'illustrare questi mo-
numenti robbiani che ancora si conservano nella clas-
sica provincia di Pesaro e Urbino, giacche di alcuni
altri sparsi nella regione marchigiana fu già parlato in
questo stesso periodico; e quelli che qui mi propongo di illustrare superano in importanza
artistica tutti gli altri che si conservano nelle Marche; le quali hanno la fortuna di possedere
un saggio di ciascuno di quegli insigni plasticatori, che appartennero alla illustre famiglia
dei Della Robbia. Infatti dalla splendida lunetta di Luca, esistente in Urbino, incominciata
nel 1449, fino ai non spregevoli lavori di Fra Mattia della Robbia che operò a Montecas-
siano, a Ripatransone, ad Arcevia e* in altri luoghi sino al 1534 e più oltre ancora, abbiamo
l'alba ed il tramonto di quest'arte gentile, che per quasi un secolo fiorì espandendosi mag-
giormente, dopo la Toscana, nelle Marche e nell'Umbria, regioni finitime.

Non appena l'arte delle terre cotte invetriate fu conosciuta in Toscana con i primi
bellissimi saggi di Luca fatti per le sagrestie del Duomo di Firenze nel 1443 e nel 1446,
saggi che sono appunto due lunette, questa cominciò a diffondersi in Italia e prima di tutto
nelle Marche, con la lunetta esistente nell'arco della porta maggiore di San Domenico d'Ur-
bino di cui ora parliamo. Il Milanesi nel prospetto cronologico della vita e delle opere di
Luca della Robbia gli assegna la data del 1449, e quantunque il lavoro, come vedremo, gli
sia stato pagato il 29 giugno 1451, pure è certo che in quest'anno gli fu commesso dai
frati di San Domenico d'Urbino, quando, per mezzo dello scultore fiorentino Tommaso di
Bartolomeo, detto Masaccio, arricchirono la loro chiesa con la bellissima porta che tuttora si
ammira, di squisito gusto architettonico. Dobbiamo al compianto prof. Milanesi la scoperta
interessantissima dei documenti di tutto questo lavoro che furono la prima volta pubblicati
nel 1874, nel Raffaello, periodico urbinate, dal quale per il loro grande interesse, e perchè
non furono più pubblicati, credo utile riportarli per intero, con le poche parole che vi pre-
mise il compianto conte Pompeo Gherardi.
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