Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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LE MAIOLICHE DEI DELLA ROBIUA

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terra cotta invetriata, per la novità del geniale lavoro, si siano diffusi per questa provincia e
specialmente nel Montefeltro, che per ragione di confine tanti rapporti aveva con la vicina
provincia di Firenze e con l'Umbria, Ricordo fra gli altri di aver veduto, parecchi anni
sono, presso l'antiquario Costantini di Firenze un frammento robbiano figurante il Padre
Eterno modellato squisitamente, ed invetriato nelle sole vesti, che apparteneva, a quanto mi
disse, ad un ajtare di una chiesa di Pennabilli; e so pure di un altro presepe dei Della Robbia
comprato dall'antiquario Angelini di Bologna in Urbania; ed il marchese cav. Ciro Antaldi
ed il prof, canonico Augusto Yernarecci, miei carissimi amici, nel periodico fiorentino Arte
e Storia, ci descrissero minutamente dodici frammenti di un altare robbiano già esistente a San-
t'Angelo in Vado, la celebre patria degli Zuccari. Presentemente queste maioliche si trovano
poste a casaccio in due chiese vicine, cioè Santa Chiara e Santa Maria dei Servi, e ragionevol-
mente si ritiene che appartenessero ad un monumento disfatto e manomesso come tante
volte è accaduto in qualche ristauro di quelle chiese. Troppi pezzi ne mancano per poterne
ricostruire l'insieme; ma dai pochi frammenti ancora esistenti si arguisce che essi servis-
sero a comporre un grande altare con VAssunzione della Vergine o meglio VAscensione di Cristo ;
argomenti questi spesso trattati dai Della Robbia in eguali altari che si veggono nel san-
tuario della Verna ed a Città di Castello, località non molto lontane da Sant'Angelo in Vado.
Notevoli mi sembrarono gli otto frammenti che dovevano figurare gli Apostoli in atto di ammi-
razione ed i tre quadretti della predella che rappresentano il Bacio di Giada, la Cattura di
Cristo e la Deposizione nel sepolcro, episodi della passione di Gesù. Queste istorie, non molto
comuni nei basamenti degli altari robbiani, siccome si riferiscono quasi sempre al soggetto
superiormente rappresentato, servendone in certo modo d'illustrazione, come si vede quasi
sempre nei quadri di altare, così ci danno più ragione di ritenere che appartenessero ad un
altare figurante VAscensione e non VAssunzione come ebbe ad asserire l'Antaldi. E qui, prima
di lasciare la provincia di Pesaro, è nostro dovere ricordare due altre maioliche all'uso rob-
biano, da noi già registrate nell'elenco di queste, esistenti nelle quattro provincie delle Marche,
pubblicato fin dal 1887 in un opuscolo per nozze. La prima è un altare alto tre metri e
largo uno e ottanta, figurante l'Assunzione della Vergine, in mezzo ad angeli e serafini, che
trovasi nella chiesa dell'Eremo di Monterubbio, poco lungi dalla città di Pergola, e che
descrivemmo ampiamente undici anni fa in Arte e Storia; la seconda è un frammento di
pilastro con la solita decorazione di fiori e frutta, attaccato ad un anello che, murato
all'esterno, tuttora si vede nel celebre monastero di Fonte Avellana, presso il Catria.

Del quadro posto nell'altar maggior dell'Eremo di Monterubbio, è necessario di aggiun-
gere un cenno più esteso. Esso si compone di un basamento sopra il quale poggia il quadro
di mezzo e i due pilastri laterali che sorreggono un fregio a tutto sesto, come i pilastri
decorato e pieno anch'esso dei soliti festoni di frutta e di fogliami. La base è divisa in sette
piccoli riquadri con figurine in rilievo assai bene modellate. Nei due quadretti laterali che
aggettano in fuori per servir d'appoggio ai due pilastri, sono modellate due belle statuine,
cioè S. Sebastiano e S. Rocco; gli altri quadretti rappresentano S. Caterina martire, S. Fran-
cesco che riceve le stimate, il Presepe, S. Girolamo nel deserto, e S. Giorgio a cavallo che
uccide un dragone. Dentro i pilastri sono sette festoni di frutta e di fogliami che escono
fuori da due eleganti vasetti con due manichi. Nel piano del quadro stanno in piedi quattro
figure di Santi, ad un terzo dal vero e disposti in vario atteggiamento. Sopra il quadretto
omonimo del basamento si vede S. Giorgio vestito alla guerriera con l'elmo in testa, con la
bandiera alla mano e con lo scudo appoggiato in terra al suo fianco. Appresso sta il peni-
tente S. Girolamo che si picchia il petto con una pietra, e queste due figure sono le migliori.
Poi si scorge S. Francesco e per ultimo S. Bernardino da Siena, ambedue con lo sguardo
rivolto alla Vergine, e l'Assisiate con le braccia e con le mani aperte mostra le sacre stimate.
Come accennai dapprima, queste due figure lasciano a desiderare in confronto alle altre.
Maggiormente poi le deturpa una vernice ad olio che da qualche tempo fu applicata sulle
vesti e sulle carni. Vandalismo!...
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