Archivio storico dell'arte — 2.Ser. 1.1895

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464 GIULIO CAROTTI

2a II banchetto di Erode. — Salomè in ricco abito, una vera donzella del Quattrocento,
precede il paggio che reca in un piatto la testa del Santo. Il re e la cognata seggono in
fondo, ad una tavola più alta di quella dei commensali; questi con vari atteggiamenti espri-
mono la diversità della loro impressione. Ricche dorature ed accessori dorati. Bellissime le
teste dei commensali.

3ft Stemma di Giuliano della Rovere: un cappello cardinalizio ed un ramo di quercia
in uno scudo a testa di cavallo (fìg. 10a).

4a L'adorazione dei Magi. — Scena molto interessante per la ingenuità delle figure
e degli atteggiamenti, la ricchezza degli accessori dorati, i costumi sfarzosi ed i ca-
valli (fìg. 11a).

5a Stemma identico a quello della terza tavoletta.

6a San Giovanni Evangelista in Patmos, figura largamente ammantata che sta scrivendo;
vicino evvi l'aquila grandiosamente disegnata; nel fondo, in alto mare, una nave.

7a San Giovanni, sottratto ai martiri, è inginocchiato e ringrazia Iddio.

Lo stile e la tecnica di queste tavolette non ha colle tavole superiori una relazione evi-
dente, fuorché nella figura del San Giovanni a Patmos e nelle figure dei commensali del ban-
chetto; cosicché, se si fossero trovate staccate, isolate, si stenterebbe a riconoscerle senz'altro
come opera del Foppa, e parte della grande ancona. Relazione di scuola peraltro c'è, ed anzi
relazione assai stretta colle due tavolette appaiate della Pinacoteca di Brera in Milano (San
Girolamo che accoglie due viaggiatori e la morte di un Santo), n. 108 della sala 2a, le quali
sono per lo appunto attribuite al Foppa. Avvertirò ancora che havvi pur consonanza colle
pitture della predella della grande ancona di San Martino dello Zenale e del Butinone nella
parrocchiale di Treviglio.

«

Nelle sei tavole adunque del Foppa e nelle predelle troviamo bensì la stessa maniera,
ma dissonanze evidenti nel valore e pregio, e dissonanze altresì nella cronologia dello stile.
Il Foppa aveva scuole o botteghe in Milano, in Brescia ed in Pavia, quanto dire che aveva
numerose ordinazioni, e per molte si valeva dell'aiuto degli scolari. Se ne sarà valso tauto
più che egli era già molto innanzi negli anni, e difatti moriva due anni dopo in tarda età:
inoltre una macchina così indigesta di parecchi quadri affastellati sarà piaciuta assai poco
a lui, l'autore di grandiose composizioni. Ma si sa che il soggetto, la composizione e la distri-
buzione delle pale d'altare era imposto dai committenti, tanto più dagli Ordini religiosi e
dal clero, ed al pittore non rimaneva libero campo che nello stile e nella esecuzione. Noi
vediamo nello stesso turno di tempo il Perugino dipingere per la Certosa un'ancona di sei
tavole affastellate. Con la tarda età e coli'imposta composizione dell'opera si spiega la diffe-
renza di valore tra le varie parti dell'ancona di Santa Maria di Castello in Savona e la loro
differenza di stile: gli allievi ne avranno eseguito una parte sotto la direzione del vecchio
maestro; così occorrevano i quattro Evangelisti, e nella bottega c'erano i modelli già usati
per altre tavole e furono utilizzati; così fecero ancora per la tavola centrale della Madonna,
in cui aggiunsero il ritratto del Della Rovere. Le tavole dei Padri della Chiesa e quella del
San Giovanni Battista sono creazione apposita ed opera di mano del maestro. Tutto ciò ver-
rebbe ad avvalorare la tradizione che l'Aiizeri raccolse 1 in Savona che Costantino da Yaprio
concorresse pure all'esecuzione di quella pala.

La macchinosa cornice architettonica, coi suoi ricchi ornati a fogliami e le molte sta-
tuette dorate e dipinte, sarà opera degli artisti liguri. Ciò è attendibile, sia perchè il Foppa
non mandò la pala completa, sia perchè in Liguria si conservano numerosissimi esempi
che ci provano che colà non solo in quel tempo, ma anche nei secoli successivi fiorì una
scuola di scultori in legno.

1 Alizeri, op. cit., pag. 364 e seguenti.
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