Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 1.1875

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NOTIZIE ARTISTICHE SUL REGNO DI CARLO EMANUELE li 55

nell'ottobre del 1661, scriveva direttamente al Duca, che il
cavaliere Bernini «aveva ormai fatto il disegno, e che visto
dal cardinal Molino, questo aveva detto che riuscirà tanto
bello che Roma, ne in risguardo al sito, ne per la fabbrica,
averà cosa che possa paragonarsi a Mirafiori ».
Il Bernini venne anche a Torino, ma poi il Duca, al-
quanto volubile, mutò pensiero, ed abbandonato il pro-
posito di fare risorgere Mirafiori, die origine alla Venaria;
onde non senza ragione l'Audiberti nell'elegante sua opera
Regine Villae, deplorava la decadenza di quel castello,
scrivendo : Non ullus ager tam dignus amari - Negligitur
nulliis tam indigne.
Se per Mirafiori Carlo Emanuele era ricorso al Bernini,
per l'edificazione della Venaria stimò di consultare il rino-
matissimo Vauban, col quale, poiché invano avea cercato
presso Luigi XIV di averlo a Torino, ebbe però lunga
corrispondenza, di cui altrove m'intratterrò più diffusa-
mente; ed il disegno della Venaria, opera del conte Amedeo
di Castellamonte, fece più volte il viaggio da Torino a Pa-
rigi, alla cui corte stessa fu esaminato, e chiosato pure
dal creatore di Versailles. Il Castellamonte descriveva poi
la nuova villa in un'opera di un sesto assai splendido,
ornata delle incisioni del Tasniere, a cui l'Arnaldi ne'po-
veri versi, ond'è ripieno il suo Anfiteatro del valore, ac-
cennava, cantando:
Non contento Amedeo d'aver la palma
Riportalo in alzar sino alle stelle
Macchina così augusta e bella
Con dar senso alle stanze, ai giochi l'alma.
Mole sì grande ha in picciol libro esposta,
Parlando a un cavalier con si bell'arte
Facendo ci stesso a i dubbii suoi risposta.
Ma 1 milioni spesi nella Venaria e le opere di tanti
peregrini ingegni dovevano, prima ancora che spirasse
que secolo, venire in gran parte annientate dal furibondo
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