Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 1.1875

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ABBADIA DI S. ANTONIO DI RANVERSO, ECC.

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sione, lorchè per la prima volta visitammo questa pittura:
e ne partimmo con incertezza di giudizio. Ma or che dalla
nostra Società di Archeologia ed Arte, e dal compianto com-
mendatore Michel Ang. Castelli segretario di S. M. pel grande
magistero dell'ordine Mauriziano, si manifestò il desiderio
di sapere alcunché sopra queste pitture, sul valore loro
artistico, e sopra il modo di restaurarle e conservarle; noi vi
ritornammo, e saliti sull'armadio sottostante, ebbimo campo
di esaminarle dappresso, ed a. tutto nostr'agio, ed abbiamo
compreso il motivo della sopraccennata disuguaglianza.
La pittura è in molte parti rifatta con colore a tempera,
ed in certi punti con solidità e spessore tale da coprire e
rendere pressoché invisibile il contorno incavato del fresco.
E chi sarà stato il vandalo ? Probabilmente un frate del-
l'ordine stesso Antoniano ! Purtroppo si hanno frequenti
esempi di pittori di sbagliata vocazione, i quali si ritiravano
nella tranquillità dei chiostri; ed ivi erano poi dispensati
dal mattutino e dal vespro per rovinare i capi d'opera delle
loro chiese e conventi. Ed a noi accadde nelle nostre per-
lustrazioni di avere veduto talvolta sotto a tali ristauri un
tanto di iscrizione commemorativa: come Pater Felix, o
Modestus restaurava et perfecit anno salutis . ...!!!
Malgrado tali sfregi, ella è pur degna questa pittura, come
già si disse più sopra, di essere conservata e restaurata. Ma
d'uopo è d'intenderci sul motto restaurare, che a nostro
avviso non vuol essere preso per rifare; ciò che sarebbe
ricadere nell'errore da noi biasimato.
Secondo noi il ristauro è l'operazione colla quale si cerca
di arrestare il guasto incipiente od avanzato, si cerca di
togliere, se possibile, la parte sovra dipinta; si trasporta
pur anco, ove occorra, il fresco da muro a muro, o sopra
cannicciato; ma non sì deve rifare; poiché in tal caso non
è più restauro.
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