Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 1.1875

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ABBADIA DI S. ANTONIO DI RANVERSO, ECC.

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potentemente in Venezia, non solamente per cagione degli
interessi commerciali che si passavano di continuo tra la fiera
Repubblica e l'Alemagna ed i Paesi Bassi, ma perchè tra i
Veneziani ed un Memling od un Alberto Durer eravi maggiore
affinità che non vi fosse con artefici di altre scuole italiane.
Il genio tedesco si fuse naturalmente col genio veneziano
in un vincolo mistico; miniatori e pittori di Anversa, di
Bruges, di Leida e di Gand visitavano la regina dell'Adria-
tico, e lasciaronvi traccia del loro modo di sentire.
Che poi il Defendente non potesse a ragione essere scam-
biato per pittore tedesco, basta l'esame del suo modo di
panneggiamento, che è ben lontano dal fare rotto, angoloso
e metallico degli autori tedeschi, fra i quali primeggia per
tal carattere PAlberto Durer.
Nelle prospettive pure era eccellentissimo il nostro autore
e lo si scorge in tutti i fondi de' suoi dipinti, sia che dessi
rappresentino un interno architettonico, che un assieme di
case o rovine.
Negli interni la sua architettura e bramantesca, con una
precisione ammirabile di linee prospettiche, cosa rara per'
i suoi tempi, nei quali il punto di vista, per essere collocato
sempre troppo in alto, formava squilibrio nella composizione.
Tutti i suoi fondi da noi conosciuti sono di stile italiano,
per lo più bramantesco , coll'arco a pieno sesto ; ed è a
notarsi come si sia il più delle volte compiaciuto a praticare
ne'suoi interni una grande finestra rotonda, fuori della
quale spicca un fondo di cielo con tono finissimo.
Le case poi o rovine de' suoi fondi sentono l'architettura
romana, ciò che ci induce a credere che il nostro autore
avesse visitata la grande città latina. Ed il colore e l'im-
pasto delle medesime vi rammenta talvolta il simpatico color
biondo de'muri del Gentile Bellini, come nella predicazione
di S. Marco sulla piazza di Costantinopoli (Galleria di Brera)
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