Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 1.1875

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LA CAMPANA DUCALE E LA FAMIGLIA BOUCHERON 241

non si fosse alzata potente, ed efficace la voce d'un bene-
merito nostro concittadino (i).
Intraprendendo ora la descrizione di questa campana
dirò anzitutto, ch'essa dal sommo della calotta alla base,
rileva a centimetri centosei, avendo di circonferenza nella
calotta centimetri ducentouno, e centimetri trecentosessan-
tacinque nella sua base. Il congegno onde stava appesa
al castello in legno, e che per usare i termini dottrinali
chiamasi testata, comprende due manichi traversali, che de-
nominansi treccie, col mo\\o o cicogna che serve a porre la
campana in bilico, ed è, come lo vuole l'arte, fortificata di
un accrescimento di materia che ne raddoppia la spessezza,
affinchè le trecce abbiano solidità maggiore. Queste trecce
poi si riducono nella parte esteriore in sei teste di masche-
roni, congiunte a due altre disposte in forma di cuore.

(1) Non credo inopportuno che per la storia sia conosciuto genuina-
mente questo fatto. Onde provvedere con maggior comodo alle spe-
culazioni del firmamento e degli astri, il Governo nel luglio 1874 de-
liberava di demolire quel vetusto orologio, che di notte aveva anco
il benefizio di essere sentito dai punti più distanti della città. E coll'in-
differentismo a quel poco che in genere artistico evvi fra di noi, sta-
bilivasi persino di alienare all'asta pubblica la povera campana e darla
al miglior offerente. Ad onore però della pubblica stampa, bisogna
convenire che la determinazione veniva molto censurata. Forse però
vi si sarebbe poco badato, tant' è che eransi persin già pubblicati gli
avvisi per l'asta, se il benemerito e compianto direttore del Museo
Civico, coma Angelo Agodino, con quell'attività e con quello zelo che
cotanto lo distingueva, non si fosse adoprato, in un coli'autorità nostra
municipale, ad impedire simile sconcio. E finalmente il Governo, dopo
qualche tempo, accondiscendeva a depositare la campana presso il
Museo civico, governato appunto allora dall'Agodino, suo fondatore
e primo direttore, con che fosse a carico del Municipio la spesa oc-
corrente per la discesa di essa.
Nell'ultima settimana adunque del luglio accennato la campan;
niva calata giù dalla torre, e il Municipio pagando lire 152,58, sei
il precetto ministeriale, accoglievala in deposito nel Museo civici
gidì cosi fiorente, e dovizioso di pregevoli collezioni, e dove 0
la può visitare nella spaziosa galleria inferiore, al n. 976 del cat
ed in prospetto al celebrato coro di Staffarda.
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