Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 1.1875

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ARCHEOLOGIA E BELLE ARTI

l'urna in argento per accogliere le ceneri della conosciuta
beata Fremiot di Chantal in Annecy; un ostensorio gioiel-
lato con una ricchissima lampada per il santuario di N. D.
dei Fiori in Bra, e due calici, l'uno in oro rappresentante
il vecchio e nuovo testamento da offrirsi al pontefice Gan-
ganelli ; l'altro in argento, che raffigurava il sacramento
dell'Eucaristia, dato ai Certosini di Tamiè in Savoia.
Tralascio altre opere minori, commesse al Boucheron da
doviziosi privati, e solo aggiugnerò che alla sua scuola d'orefi-
ceria in Torino dovevano informarsi il Deplessis, il Degrange,
Francesco Ladatte, i fratelli Mareni, Lachat, Sacchetti, Mes-
sonier e Lorenzo Lavy, morto ottuagenario nel 1798.
Giovambattista avendo avuto un fratello, questo forse fu
quell'Agostino, che dedicatosi al sacerdozio, nel 1771 fu no-
minato confessore nelr' Opera del Deposito di S. Paolo, di
cui nel 1789 veniva eletto direttore di spirito (1). Nell'alma-
nacco reale del 1786, ove hannosi interessanti notizie sugli
ufficii esistenti in Torino e sulle persone che coprivanli, egli
viene indicato colla qualità di dottore in leggi.
Giambattista poi fu professore nell'Accademia reale di
pittura e scultura, e visse sino al 31 luglio del 1815. E negli
archivi ritrovo che il 16 agosto di quell'anno, per un be-
nigno riguardo ai lunghi e fedeli servigi dal medesimo pre-
stati, e per provvedere alla sussistenza della sua consorte,
Vittoria Masino, e delle figlie Barbara, Carolina e Tecla,
il Re assegnava loro mille lire di pensione, oltre quattro-
cento per la pigione di casa, sussidio che veniva poi ancora
dopo la morte della madre continuato ed accresciuto nel 1819
e 1820 alle figlie superstiti.
E questa privazione di beni di fortuna fa senza dubbio
onore ad una famiglia che, ove non avesse secondato con

(1) Luogo citato.
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