Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 1.1875

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ARTISTI SUBALPINI IN ROMA

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dassare Morra di Grazzano di anni 27, che si qualificò per
cortigiano del Cardinale Pisano, attestava di conoscerlo
come suo compaesano per ottima persona. Altri dichia-
rarono poter il Valperga guadagnare da 500 a 600 scudi
all'anno col suo lavoro, possedere un sei mila franchi,
parte ereditati da Girolamo Valperga, parte dote della
moglie e di tener più servi e canneggiatori.
Nel primo esame il Valperga (2 giugno) diceva che da
24 anni si trovava in Roma e che era venuto da Scanda-
luzza, ove più non era ritornato ed ove aveva due fratelli
Francesco e Bartolomeo. Da 10 anni aveva sposato Fedele
Raimondi, già vedova, e ne aveva due figli Andrea e Giro-
lamo, uno di otto e l'altro di sette anni. Possedeva due case
ed una vigna in S. Giovanni Laterano e 25 luoghi di monti.
Intanto quel tristo di un Cenni, giovinastro di 18 anni,
dopo aver lasciato efedere che poteva forse aver avuto i
testoni falsi dal Landini, nella tortura di nuovo asserì che
il Bernardino Valperga li aveva battuti. Secondo la bar-
bara giustizia d'allora, il povero Valperga ebbe pure la
tortura (6 9bre 1596), durante la quale sostenne la sua
innocenza. Sarebbe stato tanto facile il supporre che il
Cenni, quando era a servizio del Landini avesse abusato
delle confidenze del padrone per fabbricarsi i falsi testoni;
e pure si volle venire alla tortura! Addi g gbre 1596 il Val-
perga, dando per fideiussore Andrea de Fossi fiorentino,
ebbe la libertà provvisoria, che fu poi permanente, nulla
risultando a suo carico.
Indole acre doveva però avere il Valperga, come vedremo
da altri processi in cui incappò, sempre però uscendone
alla meglio.
Nel maggio 1609 un Domenico Zorla genovese lo que-
relava di falsità col suo procuratore per aver fatto annul-
lare certi atti comprovanti, che aveva lo Zorla sborsati 2. m.
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