Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 1.1875

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ARCHEOLOGIA E BELLE ARTI

una fontana, essa si presenterebbe di fronte e non alquanto
ripiegata e guardante in alto; inoltre la bocca avrebbe la
forma circolare o sarebbe più aperta, e dovrebbe pur mo-
strar vestigio di essere stata attraversata da un tubo condut-
tore dell'acqua.
La maestà del volto ed il diadema che le cinge la fronte
farebbero supporre aver voluto lo scultore effigiare la regina
degli Dei. Ne reggerebbe l'opporre che la destinazione ad
ornamento di un edifizio sarebbe sconveniente per un'ima-
gine di divinità, poiché se ne hanno altri esempii, special-
mente in antefixa con figure di numi, e sappiamo da Livio
come Catone, discorrendo in favore della legge Oppia, si
doleva dell'ammirazione e delle lodi dei Romani per gli
ornamenti di Corinto e di Atene, mentr'essi poi deridevano
gli antefixa dei loro Dei (i). Non tenterò di pronunziare
un giudizio intorno a tale rappresentazione; noterò soltanto
che non si può gettare lo sguardo su questa testa, senza
pensare alla figura di Niobe nel celeberrimo gruppo della
galleria fiorentina. Infatti amendue le teste sono alquanto
ripiegate, quella che descrivo verso destra di chi osserva,
quella di Niobe verso sinistra, amendue hanno lo sguardo
rivolto in alto, la bocca alquanto aperta; mentre poi quella
di Niobe è mirabile per il sentimento che esprime di una inef-
fabile angoscia. Senza spaziare nel campo delle congetture,
osserverò solamente non essere cosa impossibile che al pen-
siero del nostro artista fosse presente l'imagine della Niobe,
e che, dovendo egli lavorare una testa per ornamento di un
edifizio, siasi ispirato al ricordo di quella statua, la quale,
siccome da molti si pensa, insieme colle altre statue dei
membri della famiglia d'Ànfione, decorava anticamente il
frontone di un tempio.

(i) Livio, XXXIV, 4-
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