Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 1.1875

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ARCHEOLOGIA E BELLE ARTI

Giulio Cozzio successe un figlio dello stesso nome, il quale
nell'anno 44 dell'era volgare ebbe da Claudio ampliatolo
Stato ed ottenne il titolo di re, già portato dai suoi avi (1).
Doveva quindi negli abitanti di Susa e nel loro sovrano
esser vivo l'affetto verso Claudio. E perciò naturalissima
cosa che in Susa si erigessero statue a questo imperatore,
e che quella di cui ho parlato fosse un monumento della
riconoscenza segusina (2).
Altri due torsi loricati, minori per altezza di quello ora
descritto, ma certamente superiori per bellezza, furono nel
1802 ritrovati in Susa nelle vicinanze dell'arco. Portati a
Parigi nel 1803 (3), vennero colà ristaurati dallo scultore
Cartellier, ad uno ponendosi una testa di Druso, figlio di

(1) Dione Cassio, LX, 24. Mar'co Giulio Cozzio giuniore col titolo
di re è rammentato pure in una lapide di un suo liberto. Vedi C. Promis,
Storia dell'antica Torino, p. 135.
(2) Morto Cozzio senza discendenti, il regno fu da Nerone aggregato
all'impero (Svetonio, Nero, 18; Vopisco, Aurelianus, 21; Eutropio,
VII, 14; Aurelio Vittore, De Caesar., 5).
(3) E strano che coloro i quali parlarono di questi torsi diano date
diverse e per l'anno del ritrovamento e per quello in cui furono tras-
portati a Parigi. Scrive il Ponsero : » 1 due torsi secusini, che per se
11 soli basterebbero a rendere celebre un museo, furono trovati nel
a 1805 nella demolizione delle fondamenta delle mura a pochi metri
/; dalla porta di Savoia, dalla parte del sud ovest, ove erano stati im-
n piegati per materiali di costruzione ». E nelle note: » I due torsi
11 ritrovati nel 1805 furono tosto trasferiti a Torino, e mentre stavano
h nelle sale dell'Accademia, se ne ricavarono i gessi con molta esat-
» tezza. Nel 1809 si trasportarono a Parigi per ornare il museo di
n quell'immensa capitale, ecc ». (Stinto sovra le mura di cinta di Susa,
Susa, 1847, P- '8) 44')- Anche all'anno 1805 aveva ascritto il loro rin-
venimento lo Zuccagni Orlandini nel n. 44 del Dagkerotipo (1841). Nor-
berto Rosa nella nota 9/" al suo giocoso poemetto: L'arco di Susa,
edizione corredata di note archeologico-critiche (Torino, 1859), col suo
solito brio fa notare gli errori in cui caddero lo Zuccagni Orlandini ed
il Ponsero, e spiritosamente pone in canzonatura tutti quanti dissero
stranezze intorno a questi torsi. Così parla del loro ritrovamento :
« 1802. Quest'anno vuol essere segnato con pietra bianca nelle memorie
// di Susa, imperocché scavando le fondamenta della casa che sorge
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