Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 1.1875

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ARCHEOLOGIA E BELLE ARTI

stessi monaci sarebbe forse parsa una profanazione il far
pompa di uno stemma anziché innalzare una nuova croce
o qualche altra insegna di religione e di pietà.
Gli stemmi che abbiamo davanti sono l'uno d'un prin-
cipe e l'altro di un prevosto dell'Abbadia, ma esaminia-
moli un po' più da vicino. Nel primo, disegnato al N° 2
della Tavola XIX, si riconosce al primo sguardo l'arme
di uno dei principi primogeniti del re di Francia che
portarono il titolo di Delfino. Lo stemma è inquartato
al 1" e 40 di Francia (d'azzurro ai tre gigli d'oro) al 20
e 30 del Delfmato (d'oro al delfino d'azzurro), e quan-
tunque molto guasto, più che dal tempo forse dalla mano
dell'uomo che l'aveva ridotto a qualche basso servizio,
da quanto rimane ancora alla parte superiore pare che
lo scudo avesse un capo sparso di Francia. Rimane ora
a vedere a quale dei principi Delfini possiamo attribuire
la nostr'arma.
Dall'anno 1349, in cui il Delfmato passò nella Casa di
Francia dall'ultimo dei signori della Tour-du-Pin, Um-
berto II, che perduto l'unico figlio in un combattimento
e rovinato di finanza ne fece cessione per 120,000 fiorini
a Carlo figlio di Giovanni II re di Francia, fino al 1713, in
cui pel trattato d'Utrecht la valle d'Oulx venne nel dominio
di Casa Savoia, diciannove principi francesi portarono il
nome e le insegne di Delfini. Ma possiamo restringere
d'assai il campo della nostra ricerca.
L'arma del Museo Civico vuol essere sicuramente col-
locata al di là di Francesco. I, e possiamo perciò circo-
scrivere le nostre osservazioni ai Delfini che lo prece-
dettero. Facciamoci dunque sfilare davanti la schiera
principesca. Però anziché scartabellare volumi di blaso-
neria mi sembra meno tedioso il figurarci d'aver innanzi
la raccolta delle monete delfinali, su cui l'occhio può
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