Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 3.1880

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LE STAZIONI DI QUADRATA H DI CESTE

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io. Altra moneta, di piccolo modulo, dell'imperatore
Claudio II.

Ritengo che le fibbie siano moderne; tanto più che presso
di esse stavano palle di piombo e di ferro; per contro,
sembrano da attribuirsi ai tempi romani gli oggetti indicati
ai numeri 5, 6, 7 e 8. Mollette identiche ho io rinvenuto
in uno dei romani sepolcreti di Crescentino; lo spillone po-
trebb'essere un piccolo acus discriminalis, e i cucchiai hanno
precisamente la forma di quelli comuni romani, che si sco-
prono a Industria e a Palazzolo-Vercellese.

Altro antico cucchiaio di bronzo è stato dissotterrato, in
principio dello scorso mese di maggio, in un bosco del
signor Tosi, contiguo alla borgata di Monticelli. Ha una
patina nericcia; la forma di esso semplicissima è veramente
qualche cosa di bello: unico suo ornamento è una piccola
pigna, nella quale finisce il manico.

Devo adesso far parola di un inedito frammento d'iscri-
zione. Pure nello scorso maggio, avvisato dal sig. Giuseppe
Gaffodio che nel muro della casa di Guglielmo Ferrerò, a
Verrua, eravi una pietra che portava scolpite alcune lettere,
mi sono quivi recato, ed ho visto un pezzo di lastra di
marmo bianco, rotto irregolarmente, murato all'altezza di
un uomo, a mezzodì e presso lo spigolo sud-est della detta
casa, la quale lastra mi si è detto essere dello spessore di
20 cent. La sua maggiore larghezza è di cent. 54, l'altezza
di cent. 32. La si rinvenne intorno all'anno 1860 da Pietro
Giuseppe Ferrerò, di Guglielmo, mentre scavava presso la
porta vecchia del castello. Altri pezzi, eziandio scritti, ven-
nero nel medesimo tempo estratti da altri operai, che a loro
volta se li presero e portarono a casa loro. Sul pezzo da
me veduto non vi sono che queste lettere, profondamente
ed elegantemente incise, alte mill'™ 67 (tav. XXX.I n. 10):
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