Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 4.1883

Seite: 50
DOI Artikel: DOI Seite: Zitierlink: 
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/attisoctorino1883/0056
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen Nutzung / Bestellung
0.5
1 cm
facsimile
ARCHEOLOGIA E BELLE ARTI

la occuparono. È da avvertire però che Alboino aveva con lui, non
solo Longobardi, ma una immensa accozzaglia di Sassoni, Gepidi,
Bulgari, Sarmati, Pannoni, Svevi, Norici, Bavaresi e di altre famiglie
germaniche. Onde di certo non vi poteva essere uniformità di armi
alquanto perfetta (i).

Fra i monumenti certi non conosciamo fuorché per relazione di
giornali, quelli trovati nella tomba di Gisulfo nipote di Alboino e
primo duca del Friuli, scoperta anni sono a Cividale. Pare che ivi fosse
trovato un umbone, parte centrale di uno scudo, scambiata per un
piccolo elmo. Altri frammenti di armi si rinvennero, e sebbene si
possa argomentare che siano simili alle nostre, non ci fu guari possi-
bile dai pubblicati disegni di definirle.

Un fatto storico, che dimostra l'uso per parte dei Longobardi di
armi simili a quelle franche, è quello del re Autari che recatosi col
mentito nome di ambasciatore alla Corte del duca di Baviera, per
chiedere la mano della figlia di lui Teodolinda, nel dipartirsi al ritorno
dalla scorta che lo aveva accompagnato, e per darsi a conoscere,
scagliò la breve scure che teneva, profondamente conficcandola in un
albero, esclamando: — Cotale ferita suole fare Autari! —

Paolo Diacono discorrendo del modo di vestire dei Longobardi in
tempi più antichi, riferisce averlo rilevato da alcune pitture di un
palazzo stato costrutto a Monza da Agilulfo e da Teodolinda. Dice
che i Longobardi portavano mozzi i capegli sulla cervice, divisi sulla
fronte e pendenti lungo la faccia; larghe le vesti per lo più di lino,
al modo stesso che usano gli Anglo-Sassoni, ma adorne di liste più
larghe e vario-colorate; i calzari aperti quasi sino all'estremo del pol-
lice, e stretti da coreggie incrocicchiate, che si mutarono poi nelle
uose ad uso romano, e negli stivaletti di panno rossiccio per cavalcare.
Ma tutto ciò era già mutato ai tempi di Paolo Diacono.

Quanto alla possibilità di una lunga stazione di un corpo armato *
di Longobardi a Testona, essa sarebbe dimostrata dal fatto che nei
principii della loro occupazione essi avevano imposto alle popolazioni
non già la prestazione del terzo dei terreni a favore degli invasori, a
coltivarsi da questi, come avevano fatto i Goti e gli altri popoli prima

(i) Balbo, Storia d'Italia sotto i Barbari, 253.— Paolo Diacono
— Muratori, anno 568.
loading ...