Atti della Società di Archeologia e Belle Arti per la Provincia di Torino — 4.1883

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ARCHEOLOGIA E BELLE ARTI

cino alla Grazia, e toglie con ambo le mani con sommo
garbo dalla sopita fanciulla il panno, che la ricopre. Un
uomo affatto nudo, se non tieni conto di una leggera
striscia di panneggiamento, che gli svolazza a destra e a
sinistra sulle braccia, in florido aspetto giovanile, festiva-
mente inghirlandato di mirti, con grandi ali alle spalle
e piccoli vanni alla fronte, sorretto sotto le braccia da ambo
le parti da due genii leggiadri, scende dall'alto verso l'ad-
dormentata giovanetta e con occhio cupido, dal quale tra-
spira la brama di una voluttà senza pari, ne contempla
le forme delicate. L'uomo dal florido aspetto giovanile è
Hypnos e si accosta lievemente alla sposa a lui promessa
da Èra; i tre genii sono amorini o forse, il che è più
probabile, i trigemini Sogni Morfeo, Icelon e Fantasos,
ministri del dio. Al di sopra della Notte c' è una figura
muliebre avvicinata da un genio; verosimilmente Venere
con un amorino; ne in verità la presenza della bellissima
dea stona col soggetto dell'affresco pompeiano. Nella rap-
presentazione del quale il Raoul-Rochette (i) vede le
nozze di Marte e di Rea Silvia e l'autore della illustra-
zione del medesimo pubblicata nel Reale Museo borbo-
nico (2), come pure il Welcker (3) le nozze di Zefiro
e di Glori, sebbene gli attributi, onde vi è contraddistinto
il dio, non convengano punto, secondochè a me pare,
ne a Zefiro, nè tanto meno a Marte.

Colla leggenda degli amori di Hypnos e di Pasitea si
connette - la leggenda, che riguarda l'amore del nostro

(1) Opera citata, p. 35 e seg. (Acliilleids).

(2) Luogo citato.

(3) Luogo citato, pagg. 210-217.
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